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-Intervento di Severino Meloni – Associazione Polis Lab-
Governare un territorio fragile come Massa, complesso e stratificato, non può ridursi a una serie infinita di varianti al Regolamento Urbanistico. Perché questa non è una scelta tecnica. È una precisa dichiarazione d’intenti politica.
Per questa amministrazione, la “Variante anticipatrice” è diventata la regola. Ma la variante, per sua natura, è lo strumento dell’eccezione. Quando diventa la prassi, si trasforma in un metodo negoziale.
E cosa significa? Significa che invece di regole uguali per tutti, per cittadini e investitori, si decide caso per caso. Significa creare un terreno fertile per i poteri forti, dove è la norma ad adattarsi al progetto del privato, e non il contrario.
Certo, tutto resta formalmente nei binari della legge. Ma così perdiamo la visione d’insieme. Perdiamo servizi, parcheggi, standard urbanistici. Perché ogni variante guarda solo al proprio perimetro.
Noi di Polis Lab lo diciamo chiaramente: non dotarsi del nuovo Piano Operativo Comunale significa tenere Massa in un limbo. Senza POC non c’è strategia su transizione energetica, mobilità sostenibile, edilizia sociale. Quel co-housing di cui tanto si parlava? Resta lettera morta.
La prima amministrazione Volpi aveva provato a rompere con la rendita parassitaria, introducendo le ARU. L’amministrazione Persiani, con lo stralcio delle parti più ambite e l’uso sistematico delle varianti, ha restaurato la logica della concessione ad personam.
Si privilegia l’espansione di aree redditizie. Si abbandonano i tessuti degradati e le frazioni montane, perché lì il profitto immediato non c’è.
Così si svuota la funzione pubblica dell’urbanistica. Da strumento per la qualità della vita collettiva, diventa ufficio di ratifica degli interessi immobiliari.
Il POC prevede partecipazione pubblica, trasparenza. Le varianti puntuali no: soffocano il dibattito democratico sul “modello di città”. I cittadini non discutono più di quale Massa vogliono tra dieci anni. Rincorrono singole delibere che cambiano un quartiere dall’oggi al domani.
In sintesi: governare a colpi di varianti significa rinunciare a essere registi del futuro per ridursi a notai dell’esistente. Si premia il consenso immediato dei portatori di interessi economici. Ma si condanna il territorio a una crescita disordinata, insicura, senza coesione sociale.
Volpi tentava di costruire una comunità educante intorno a regole condivise. La prassi attuale smantella quelle regole per restituire il territorio a una logica di mercato senza bussola.
Bisogna avere il coraggio di dirlo: l’esperienza Volpi ha segnato una rottura necessaria. Metteva il bene collettivo davanti al profitto del singolo. Se quella visione è uscita sconfitta, non è per mancanza di lungimiranza. È perché ha osato sfidare il sistema degli interessi particolari. Quel metodo negoziale che oggi Persiani ha restaurato con meticolosa precisione.
La politica che si definisce “alternativa” deve ripartire da qui. Non dalla nostalgia. Ma dalla consapevolezza che il 2028 si vince solo con un’idea di città radicale e innovativa.
Per Severino Meloni l’insegnamento è chiaro: rimettere la funzione pubblica al centro. Sottraiamo il futuro di Massa alle stanze della trattativa privata. Restituiamolo alla pianificazione democratica.