LA NOTTE DEI MUSEI: “Ma il sistema funziona”

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I musei a Carrara ci sono, ma sono (molto) poco visitati. Tre forse sono troppi? E perché non si organizzano mostre “blockbuster” capaci di attrarre alti numeri di visitatori? Nel nostro report “La notte dei musei” abbiamo affrontato la questione. Ponendo domande a cui adesso rispondono indirettamente Cinzia Compalati, dirigente del settore Cultura del Comne di Carrara e direttrice del museo Mudac; Stefano Genovesi, direttore dell’area archeologica di Fossacava e del “ri-nascente” Museo del Marmo dello Stadio. E, infine Gea Dazzi, assessora alla Cultura al Comune di Carrara. Per loro, con parole e accenti diversi, in realtà non esiste un problema di scarso numero di visitatori nel sistema museale carrarese. Legare il valore dell’offerta culturale/artistica al numero di biglietti staccati, dicono in sostanza, è sbagliato. Ma che ci siano problemi di risorse che impediscono l’organizzazione di mostre “acchiappa-visitatori” e che non ci siano gli spazi adeguati, lo ammettono… Ecco comunque le loro articolate analisi.

Cinzia Compalati: “Non è un vero problema”

Cinzia Compalati innanzitutto spiega: “Quando si analizzano i dati dei musei italiani, bisognerebbe sempre fare una distinzione tra i musei nazionali – gestiti dal Ministero della Cultura – e i musei civici, come nel nostro caso, di proprietà comunale. Quest’ultimi sono musei di comunità, piccoli presidi culturali rivolti al benessere dei visitatori e basati più sulla qualità dell’esperienza che sulla quantità. Il fatto che i musei statali e quelli locali abbiano esigenze – e dunque mission e obiettivi – fortemente diversi è ben cristallizzato dal fatto che esistono due realtà diverse a rappresentarli: Icom, International Council of Museums e l’Associazione nazionale Piccoli Musei.  

Ecco il link per la prima parte del servizio sui musei: La Notte dei Musei 1

Dunque, è ancora l’argomentazione della direttrice, quello dello scarso numero di visitatori nei musei cittadini non è realmente un problema: “ Sì, effettivamente credo non si tratti di un problema reale visto che sia il Carmi che il mudaC sono piccoli musei collocati su una destinazione non primaria della Toscana. Infatti i numeri dei musei civici di Carrara sono in linea con quelli di altre realtà analoghe per dimensione e numero di abitanti. 
Quando si analizzano i dati statistici dei musei della nostra regione, è sempre utile avere sottomano i rapporti annuali https://www.regione.toscana.it/-/musei-della-toscana-rapporti-annuali dai quali si evince che a partire da maggio 2020 – data della riapertura post Covid  – i musei di Carrara hanno vissuto una costante crescita. Ad esempio il mudaC è passato dai 717 visitatori del 2022 – per onor di cronaca il mudaC ha avuto un re-opening a giugno 2022 dopo un completo riallestimento museografico e museologico curato da Laura Barreca – ai 3.839 del 2023, di fatto quintuplicando il suo pubblico.

Ma Carrara, che si autodefinisce capitale del marmo, non dovrebbe aspirare ad altri numeri, non potrebbe avere un respiro più ampio? 

“Per intercettare il flusso di turisti, che non è lo stesso pubblico degli appassionati – risponde in proposito la dottoressa Compalati – sarà necessario lavorare per fare in modo che i turisti vengano i città non solo alle cave e questo, anche in sinergia con la riapertura del museo del Marmo allo Stadio …  Carrara resta una destinazione secondaria.   

E’ vero, però che l’allestimento di mostre su temi e artisti capaci i di attirare l’attenzione di un pubblico vasto di “attenti alla cultura ma non esperti “ e , nello stesso tempo, degli addetti ai lavori può essere una strada percorribile? 

Ci sono costi che non ci permettono di allestire mostre blockbuster noi investiamo in media 10-15mila euro per una mostra”

Cinzia Compalati

La risposta di Compalati: “Il budget non ce lo permette ci sono costi che non ci permettono di allestire mostre blockbuster noi investiamo in media 10-15mila euro per una mostra. Romana Marmora è costata 100mila euro ma è stato un unicum. Il nuovo Mudac non ha spazi adatti a una grande mostra”. 

Il nuovo Mudac non ha spazi adatti a una grande mostra”.

Cinzia Compalati

  Quello che più mi preme sottolineare non è tanto l’incremento di pubblico, quanto la qualità di quanto è stato offerto e che è in programmazione. Parto dal 2026 dove il mudaC ha calendarizzato le personali di Mikayel Ohanjanyan, vincitore del Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 2015 e di Stefano Cerio con il quale ci siamo aggiudicati il bando del MiC Strategia fotografia e un importo di oltre 70.000 euro. Si tratta di due autori di altissimo livello presentati da curatori internazionali come Christofer Atamian e Angela Madesani.  
Ma anche negli anni recenti, il mudaC – oltre a offrire una collezione permanente specialistica sulla scultura – ha ospitato in continuità le personali di autori protagonisti del sistema dell’arte contemporanea quali Antonello Ghezzi, Francesco Bartoli, Paolo Cavinato, Simone Gori, Vincenzo Marsiglia, Margherita Moscardini, Eleonora Roaro e Gianluca Sgherri. Il mudaC, per ciascuno di loro, è stato occasione di nuovi contatti e relazioni. Ad esempio, Simone Gori è stato selezionato per il Premio Cairo proprio grazie alla visita del direttore Michele Bonuomo al museo. 
Anche il CARMI ha offerto un ciclo di personali sulla fotografia con autori di primo piano quali Tano D’Amico, Uliano Lucas o ampie ricognizioni come Romana Marmora, dedicata alla cava romana di Fossacava, o Michelangelo scultore negli fotografie degli Archivi Alinari in occasione dei 550 anni dalla nascita del grande genio del Rinascimento”. 
Infine, la direttrice replica (e ammette la questione) anche sui nomi dati ai musei cittadini: “Sì, riconosco che Centro arti plastiche per il museo di San Francesco (oggi Mudac)i non era azzeccato. Ed è vero che il museo della Padula, denominato Carmi (Carrara-Michelangelo), non ha una collezione, è un problema e poi non ha neanche un’opera di Michelangelo, è più che altro un museo didattico”. 

Stefano Genovesi:L’area di Tarnone va bene

Stefano Genovesi, 52 anni, archeologo, pisano, è dal 2024 direttore dell’area archeologica d FossaCava e anche del Museo del Marmo dello stadio (il suo compenso è di 20mila euro lordi annui, per tre anni). Alla domanda, “perché così pochi visitatori?” risponde che a Fossacava proprio pochi non sono. “Sono abbastanza soddisfatto dei risultati del sito delle cave anche mettendoli a confronto con altri siti della Toscana o con Luni, paragonabili per dimensioni e caratteristiche (il museo archeologico di Luni, secondo dati pubblicati sulla Nazione ha fatto 5.959 visitatori fra giugno e agosto del 2025). E’ chiaro che in prospettiva potremo fare di più, ma va comunque rilevato che il nostro sito è a ingresso libero e per questo i dati di affluenza sono ampiamente sottostimati. Tutti i visitatori che entrano quando non c’è l’accoglienza non vengono registrati. E del resto il museo è attrezzato anche per visite in solitaria,  non guidate”.

Il nostro sito è a ingresso libero e per questo i dati di affluenza sono ampiamente sottostimati

Stefano Genovesi

Per quanto riguarda il Museo del marmo, il direttore Genovesi afferma che l’intervento è complesso e che non si sa ancora quando riaprirà.  Si parla del 2017 ma si sa come vanno le cose quando si parla di cantieri… “Sono stato contento della mostra Romana Marmora nel cui ambito abbiamo anche creato una guida all’inglese cioè un volume rivolto agli esperti e anche ai non addetti ai lavori. Facciamo a Fosssacava visite con personale formato e uno specialista in archeologia che forniscono un elemento di  comunicazione in più e il gradimento si vede anche sui social. Inoltre facciamo anche ricerca”. Per il direttore, insomma, il bilancio è soddisfacente.

Gea Dazzi: prima la qualità

Ecco, infine, l’intervento dell’assessora alla Cultura Gea Dazzi.
l Carmi, il MudaC assieme all’area archeologica di Fossacava sono tre realtà molto importanti per il nostro territorio e tra loro complementari. Mentre il Carmi è un museo per sua natura più didattico, un luogo di cultura e di divulgazione che per questo coinvolge durante tutto l’anno numerosi studenti e comitive e che ha dato buoni riscontri anche come luogo per ospitare mostre temporanee di alto livello come “Per forza di levare. Michelangelo scultore nelle fotografie degli Archivi Alinari” che l’anno scorso ha coinvolto gli Archivi Alinari. Il mudaC è il museo della città, il luogo dell’arte contemporanea e della ricerca. In questi anni in via Canal del Rio abbiamo ospitato importanti artisti contemporanei, da Quayola ad Antonello Ghezzi fino a Mikayel Ohanjanyan che è ora presente con la sua mostra ‘Legami’. A questo si aggiunga l’importante attività della Project room, uno spazio libero che seleziona ogni anno attraverso un bando artisti emergenti e dà loro la possibilità di esporre e, non ultimo, il continuo rapporto tra il mudaC e il tessuto urbano dialogando attivamente con grandi esposizioni come White Carrara e non solo.

L’area archeologica di Fossacava, infine, in questo scenario è il suggestivo luogo della nostra storia a partire dai tempi dell’impero romano. Tutti questi tre siti hanno dimostrato di avere ampie potenzialità di crescita si tratta però di un processo di lungo periodo e ampio respiro. La nostra è un’offerta museale eterogenea e differenziata nella quale manca per il momento una componente fondamentale rappresentata dal Museo del Marmo, uno spazio nel quale crediamo moltissimo e per questo, assieme alla Camera di Commercio, abbiamo investito importanti risorse per un suo completo riammodernamento, tanto dal punto di vista strutturale che museografico. Il Museo del Marmo è il luogo identitario per eccellenza del nostro territorio eppure per decenni non ha ricevuto le attenzioni che avrebbe meritato. Ripensandolo e sviluppandolo siamo convinti possa crescere in maniera importante anche per attratitvità e possa essere il trait d’union che vada a legare assieme tutta l’offerta museale cittadina.

Legare l’analisi dell’offerta culturale al solo numero di biglietti staccati credo sia sbagliato

Gea Dazzi

In riferimento all’allestimento di rassegne da “grandi numeri”, Dazzi dice: Abbiamo già in città due realtà come Palazzo Binelli e Palazzo Cucchiari che investono ogni anno importanti risorse per organizzare mostre di questo genere. Si tratta di un lavoro preziosissimo per il quale non possiamo fare altro che ringraziarli. Non credo tuttavia che questa sarebbe una strada percorribile da parte dell’amministrazione comunale, per questioni di budget, ma non solo. Legare l’analisi dell’offerta culturale al solo numero di biglietti staccati credo sia sbagliato. I nostri musei e l’area archeologica fanno parte di un sistema più ampio. Carrara, città creativa Unesco per l’arte e l’artigianato, in questi anni ha lavorato per promuovere un’idea di arte diffusa e questo ha significato investire non solo nelle attività museali, ma anche in importanti iniziative come White Carrara o C/Art che hanno ottenuto ottimi riscontri di pubblico e che portano il bello, la creatività nelle strade e nelle piazze. In questi anni abbiamo lavorato molto sull’idea di Carrara come museo a cielo aperto dove la nostra creatività e il nostro saper fare possono essere raccontati al meglio proprio interessando piazze storiche e quartieri identitari.

White Carrara e C/Art hanno ottenuto ottimi riscontri di pubblico

Gea Dazzi

La White nelle ultime due edizioni dedicate al mondo del design ha riportato in città una particolare attenzione da parte di grandi nomi di creativi internazionali richiamando non solo numerosi visitatori, ma ottenendo anche grande attenzione da parte di tutta la critica di settore.

Per l’estate 2026 il tema sarà quello dell’arredo urbano con la mostra che lascerà quindi opere importanti sul nostro territorio. C/Art è un’altra manifestazione dagli alti contenuti culturale e simbolico che in queste prime due edizioni ha ottenuto un grandissimo riscontro in termini di partecipazione. Nel cuore dell’estate C/Art fa esplodere il nostro essere creativi facendo performare e esibire en plein air oltre 100 artisti in dialogo con altre città creative d’Italia e del mondo.

In questi anni musei e manifestazioni hanno registrato un trend positivo, siamo tuttavia al centro di un processo di trasformazione e il futuro prossimo ci riserva nuova sfide. A villa Fabbricotti dal prossimo autunno arriverà l’università di Pisa e questo comporterà un ripensamento degli spazi espositivi del Carmi, nel frattempo entro l’autunno sarà completata la prima parte dei lavori al Museo del Marmo. In centro il recupero di palazzo Rosso ci restituirà un importante luogo di cultura e così sarà anche per palazzo Pisani dove torneranno a disposizione della collettività spazi chiusi da decenni. A tutto ciò si aggiunga quanto si sta facendo al Tarnone per ospitare, a poche centinaia di metri da Fossacava, i blocchi romani trovati nelle nostre cave o ancora quello a cui l’Accademia assieme a un privato stanno lavorando per trovare una sistemazione definitiva ai gessi storici di proprietà di palazzo del Principe. Tutto questo rappresenta un’importante occasione per riflettere a 360 gradi sulla nostra offerta culturale e apportare tutti i correttivi necessari a garantirle uno sviluppo organico e di lungo periodo.

(Notte dei musei 2 – fine)

Ecco il link per la prima parte del servizio sui musei: La Notte dei Musei 1

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Claudio Figaia
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