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Tre musei pubblici: il Carmi nella ex villa Fabbricotti alla Padula, il Mudac nell già convento di san Francesco, il museo civico del Marmo, in viale XX settembre, allo Stadio. Poi, uno spazio privato di notevole rilievo a palazzo Cucchiari, appartenente alla famiglia Conti. E palazzo Binelli, della Fondazione Crc (quindi anch’esso privato), che ospita spesso mostre ed eventi d’arte. Senza contare l’Accademia di Belle Arti con le sue raccolte e la gipsoteca. E senza dimenticare il sito archeologico di Fossacava con l’archeologia del marmo esposta open air. Per un centro come Carrara, neanche 60mila abitanti, non davvero è poco: un’offerta che poche altre città di queste dimensioni possono vantare . Sufficiente, di certo, per surclassare Massa, che grazie anche alle sintonie politiche fra sindaco e governo, aveva provato a candidarsi a Capitale italiana della cultura, pur avendo solo due piccole strutture: il Gigi Guadagnucci (che alcuni esitano a definire museo, dato che espone solo una collezione di opere dell’artista), e il Museo Diocesano, che raccoglie reperti di arte sacra e fa all’incirca 700 visitatori l’anno.
Il problema (per Carrara) è che molte di queste strutture – parliamo di quelle del Comune – sono troppo spesso semi-deserte. Cioè, i visitatori sono pochi. Oppure, sono chiuse, come è il caso del museo civico allo Stadio. Ospitato in un edificio considerato un interessante esempio di stile razionalista dei primi anni Sessanta, firmato dagli architetti Ezio Bienaimè e Dante Petrucci, con spazi all’aperto e, tra l’altro, una sezione dedicata alla storia dell’industria marmifera, il sito dello Stadio è invisitabile da gennaio 2023 ed è ora oggetto di un ampio quanto lungo intervento di ristrutturazione.
Il Mudac, Museo delle arti Carrara (prima si chiamava Cap, Centro arti plastiche e qualcuno probabilmente lo evitava perché quel termine “plastiche” si collegava ben poco con il marmo), nel corso del 2025 è stato visitato da 3.989 persone (304 stranieri; 369 studenti); nel 2024 ci furono 3.839 persone, di cui 218 stranieri e 746 studenti (una media di 324 al mese, cioè all’incirca 12 al giorno). Non molte, diciamo. Eppure all’interno ci sono opere di Signori, Viani, Cardenas, Kounnellis, Vangi, Ogata…

Il Carmi, della Padula – Carmi sta per Carrara-Michelangelo, nome un po’ fuorviante visto che del Buonarroti non c’è neanche una scheggia di marmo – , ha raccolto in tutto il 2025, 3.123 visitatori, di cui 580 stranieri e 863 studenti). Molto meglio era andata nel 2024 quando si contarono 5.275 visitatori, di cui 907 stranieri e 695 studenti, cioè una media di 440 persone al mese, cioè 17 al giorno per 26 giorni di apertura. Nel 2023 i visitatori furono solo 3.530.
Il museo nel Marmo, infine, nel2022, ultimo anno di attività, fece 2.619 presenze, di cui ben 1.659 di stranieri; e 469 ingressi gratuiti.
Area archeologica alle cave – Più consistenti i numeri dell’area archeologica del Tarnone Fossacava: 5847 visitatori nel 2024; ben 7908 nel 2023, anno record e 7.300 nel 2022. A ingresso gratuito.

Impietoso il confronto con Palazzo Cucchiari. Che, va chiarito, non è un museo ma una uno spazio espositivo, ossia apre solo quando vi vengono allestite mostre. Anche i musei comunali lo fanno (nel 2024, per esempio, il Carmi ha ospitato Romana Marmora e la personale del fotografo Uliano Lucas, mentre al Mudac ci sono state le mostre di Plutone/Proserpina, di Paolo Cavinato, Zoran Grinberg e altre), ma sono aperti tutti i giorni per visite alle collezioni permanenti. Ebbene, nel 2024 la mostra Belle Epoque, curatore Massimo Bertozzi, ha portato a Palazzo Binelli 8.450 visitatori, poco meno di Mudac e Carmi messi insieme. Un exploit? No, una costante: in 8 anni di attività, fanno sapere dalla Fondazione Conti, “abbiamo avuto circa 45.000 visitatori tra paganti e gratuiti. I gratuiti sono soprattutto studenti della nostra provincia che negli ultimi anni sono in crescita (circa 1.000 per anno). La mostra del 2022 “Il Mare Mito Storia e Natura” ha fatto circa 7.000 visitatori, nel 2023 “Novecento a Carrara” è stata visitata da circa 4.700 persone; nel 2025 “In Gioco” ha toccato circa 4.500 visitatori”.
Se poi si vuole affondare la lama, ecco i visitatori del castello del Piagnaro a Pontremoli, dove sono in mostra le antichissime e misteriose Statue Stele: 21.961 visitatori nel 2024 (più 852 rispetto all’anno precedente) e 2.530 solo nel mese di settembre 2025 (dati del museo stesso).
Capitolo costi. Nel bilancio 2025 le spese di gestione per il “sistema museale” cittadino son state di 109.833 euro. L’anno precedente erano stati di 114.275 euro Ad esse vanno aggiunte le spese iscritte nel capitolo attività di Villa Fabbricotti (alla Padula) che ammontano a 52.000 euro nel 2025 e a 64.351 euro per il 2024. Per il funzionamento di Fossacava, la spese nel 2025 è stata di 28.599 euro. Il museo del marmo, in ristrutturazione, non ha spese di gestione; nel 2022 e negli anni precedenti figuravano in bilancio, legate al museo de Marmo 50mila euro l’anno per “spese varie”.
Gli incassi: nel 2024 con la mostra del fotografo Uliano Lucas la biglietteria del Carmi ha incassato 9.055 euro. La rassegna dedicata ad Antonio Canova nel 2019 aveva fatto ancora meglio: 12.785 euro in cassa (nel 2020 venne interrotta per il Covid). Al Mudac, gi incassi del 2025 sono stati di 2.360 euro.

Tirando le somme, l’impressione è che ci sia un problema di “scarsa visibilità” dei musei carraresi e che si possa “fare di più”. Di sicuro, ci sono problemi di risorse: allestire esposizioni “di richiamo” è spesso costoso. E, soprattutto, ci sono problemi di spazi: Mudac e Carmi non hanno sale per mostre di una certa dimensione. Una questione, quella degli spazi, che doveva essere affrontata quando quelli spazi vennero progettati. Infine, ma questo è soltanto un dettaglio, conta anche la scelta dei nomi. Intitolare a Michelangelo un museo (il Carmi) è perlomeno fuorviante: lì dentro a Villa Fabbricotti, di Michelangelo non c’è traccia (e non un Mosè in copia all’ingresso). E Fuorviante era l’appellativo Centro Arti Plastiche (Cap) per il museo di San Francesco: quella locuzione “arti plastiche” fa pensare più a Moplen Kartell che a marmi e scalpelli. Ora, comunque, il sito è stato ribattezzato con un anonimo “Museo delle arti di Carrara” (Mudac).
Problemi che non sussistono o non rilevanti, tuttavia, a sentire i direttori dei musei cittadini e l’assessora alla Cultura. Per i quali il sistema museale carrarese va sostanzialmente “bene così” e il problema del numero (scarso) di visitatori non è un problema reale.
(1 CONTINUA) Nella seconda parte di questo servizio, potrete leggere in modo più articolato le posizioni dei direttori dei musei e dell’assessora alla Cultura.