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E’ ancora maggio, ma è già allarme caldo: è l’annuncio di un’estate piena di bollini rossi e di discussioni sul riscaldamento globale fatte sotto a condizionatori a palla. Il che chi fa recuperare una notizia di alcuni giorni fa, relegata in trafiletti e brevi servizi dai grandi media, eppure importante, istruttiva e “raffrescante”.
Succede questo. La settimana scorsa l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che dice: “È un obbligo degli Stati fare azione per il clima, cioè de-carbonizzare la produzione di energia, abbandonare le fonti fossili, perché è un diritto dei cittadini essere protetti dagli effetti e rimuovere le cause del riscaldamento globale”.
In altre parole, l’Onu ha confermato e tradotto in un obbligo una sentenza (con il valore di parere consultivo) che la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja (CIG) aveva espresso nel luglio 2025, secondo il quale gli Stati hanno appunto il dovere legale di prevenire i danni provocati dal cambiamento climatico ridurre l’uso di gas, nafta, petrolio e di contrastare il riscaldamento globale. In virtù di questa risoluzione il parere della Corte resta sì consultivo e non vincolante, ma acquisisce ben maggiore forza e diventa una potente leva per indurre i governi ad agire contro il cambiamento climatico. Tant’è che questo parere viene già utilizzato nei contenziosi sul clima in tutto il mondo e i giudici stanno iniziando a farvi riferimento nelle loro sentenze in materia di danni provocati dal riscaldamento globale. Viene usato come “un precedente”, insomma.
A portare all’assemblea dell’Onu questa risoluzione _ e qui inizia la parte più “istruttiva” della notizia – è stato il governo di Vanuatu, un arcipelago di isolette sperdute nell’Oceania, con 300mila abitanti in tutto. Che, però, nell’assemblea generale dell’Onu ha un voto e conta, dunque, quanto gli Stati più potenti. E così la risoluzione presentata dal Vanuatu è stata approvata con 141 voti a favore e solo 8 contrari. Tra gli otto voti contrari, quelli di Usa, Iran, Israele e Russia. Vale a dire di Stati in guerra. Sarà un caso? Non sappiamo dirlo, tuttavia registriamo con una certa soddisfazione questa loro sconfitta alle Nazioni Unite.
Ma c’è un’altra cosa “bella”. Erano stati dei giovani, per la precisione 27 studenti di giurisprudenza di Vanuatu, a chiedere e ottenere dall’Onu (nel 2019) un pronunciamento della Corte internazionale dell’Aja sui danni e le responsabilità climatiche. Nel luglio del 2025, la Corte ha emesso la sua sentenza (con valore consultivo) e ora l’assemblea generale dell’Onu ne rafforza la portata con la risoluzione approvata da 141 paesi.
Poi, vabbè, qualcuno dirà che “il diritto internazionale conta fino a un certo punto” (copyright Tajani), ma intanto la piccola Vanuatu e e i suoi determinati studenti, hanno fatto qualcosa di grande.