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(22 apr. 26) MASSA – Fondata nel 1939, cresciuta nell’Iri, passata poi al gruppo Riva e quindi all’Ilva, la “Società Nazionale Anonima Nazionale Argille e Caolini”, meglio conosciuta come Sanac Spa, è nata e cresciuta con la siderurgia italiana. E quando la siderurgia italiana è andata in crisi, anche per Sanac sono cominciati i problemi. Quattro poli produttivi (Gattinara in provincia di Vicenza, Grogastu in Sardegna, Vado Ligure e Massa), circa 400 dipendenti, di cui 100 a Massa, fatturati importanti – attorno ai 140-150 milioni l’anno – l’azienda ha storicamente avuto come committente principale il gruppo Ilva. Ed è stato inevitabile che quando il colosso dell’acciaio è precipitato nella crisi in cui si trova ancora oggi, anche per l’industria di Massa siano arrivati i guai. Sanac è in amministrazione straordinaria ormai dal 2015 (dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza), ma non ha mai cessato la produzione. Ed in attesa di un compratore. C’è interesse per questo comparto produttivo, diversi papabili acquirenti si sono fatti avanti, ma di certo non vi ancora nulla. Sette i bandi di vendita fatti dal ministero, senza risultati E le preoccupazioni crescono. Soprattutto fra i lavoratori. Il punto su questa lunga ed estenuante vertenza lo fa adesso Elia Buffa dell’Usb di Massa.
“Sappiamo per certo che ci sono due società interessate all’acquisto della Sanac”.

Stiamo prendendo piú informazioni possibili su queste due possibili compratori.Ma ovviamente fino a quando non vedremo le carte non crediamo sia giusto sbilanciarci. Con Beltrame (società che si era fatta avanti per l’acquisto ndr.) ci siamo già passati, c’era chi già stappava le bottiglie prima ancora di vedere il piano industriale, noi non lo abbiamo fatto allora e non lo faremo oggi”.
Allargando lo sguardo, Buffa continua: “La situazione dell’acciaio in Italia é disastrosa e chi oggi ci governa, come i governi passati, naviga a vista senza un vero progetto industriale nazionale, concreto e lungimirante. Se appena insediato questo governo prometteva grandi piani di nazionalizzazione e rilancio dell’industria italiana a oggi constatiamo che quanto promesso negli incontri svolti in passato erano solo parole e promesse.Ovviamente di fronte a questo scenario anche quanto accade su Sanac lascia incertezze concrete”. Continuiamo da parte nostra ad essere presenti e a continuare a fare il nostro affinché anche questa vertenza non finisca nel dimenticatoio dei tavoli ministeriali”.