Sciopero delle cooperative sociali per la dignità di chi si prende cura delle persone

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Massa- Il 18 maggio le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali di Massa hanno incrociato le braccia. Lo sciopero, è stato indetto per rivendicare il riconoscimento professionale ed economico di chi opera nei servizi alla persona ed ha coinvolto operatori, famiglie e cittadini.

Al centro della protesta molto partecipata, c’è la richiesta di una dignità negata da contratti inadeguati, discontinuità reddituale e appalti al massimo ribasso. “Non è solo una protesta, ma il grido di chi garantisce il benessere della comunità in un sistema che non riconosce né il valore professionale né i diritti minimi di chi lavora”, si legge nel documento di convocazione. Gli operatori denunciano di lavorare quotidianamente in contesti carenti di risorse e opportunità. Il territorio, spiegano, offre pochi sbocchi lavorativi e di inserimento adeguati ai bisogni degli utenti, costringendo gli interventi a colmare le lacune delle istituzioni. 

Una situazione che si aggrava per il ruolo di “cerniera” ricoperto dagli operatori sociali: ponte tra utenti, famiglie e servizi, con responsabilità elevate e strumenti spesso insufficienti. Uno dei nodi principali riguarda la gestione contrattuale. La differenza tra ore effettivamente lavorate e ore retribuite non sarebbe più un’eccezione legata all’emergenza, ma una prassi strutturale per garantire il funzionamento dei servizi. Molti operatori, sostengono i sindacati di settore, restano inquadrati con poche ore nominali e in posizioni inferiori rispetto al lavoro svolto. Il risultato è una maggiore precarietà, difficoltà ad accedere a mutui e prestiti, e contributi previdenziali ridotti rispetto all’impegno reale.

La questione si fa più critica nei mesi estivi. A giugno gli stipendi si fermano, e tra fine agosto e inizio settembre la sospensione delle attività programmate lascia interi nuclei familiari senza entrate. “Non avere una fonte di reddito sicura per 12 mesi l’anno impedisce di pagare affitti e mutui e di condurre una vita dignitosa”, denunciano i lavoratori. Per loro, il lavoro sociale non può essere trattato come un impiego stagionale. Nel mirino finiscono anche le modalità di affidamento dei servizi. Gli appalti al massimo ribasso, secondo i promotori dello sciopero, si traducono in salari inadeguati rispetto alla specializzazione richiesta, in responsabilità scaricate sui singoli operatori e in instabilità cronica per le famiglie che usufruiscono dei servizi.

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Redazione
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