Rigenerazione o spartizione? A Massa la parola magica che trasforma il degrado in cubature

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Massa – A Massa la parola rigenerazione urbana sta diventando il lasciapassare per cambiare volto a quartieri e aree dismesse. Peccato che dietro lo slogan spesso si nasconda un meccanismo più semplice: abbattere, ricostruire, aumentare volumi e consegnare il terreno al privato.

Il caso più recente finirà a breve in consiglio comunale. Due manufatti abbandonati in via Madonna Pergola, a Romagnano, potrebbero diventare due edifici residenziali. La chiave è un piano attuativo e un cambio di destinazione d’uso. L’amministrazione lo presenta come lotta al degrado. I cittadini si chiedono se sia solo questo.

Il copione si ripete. Via Galvani, Sogegross, l’ex Sensi Garden, l’ex Carbench, l’ex Olivetti: sempre lo stesso scenario. Area dismessa uguale intervento edilizio, variante urbanistica uguale più cemento. Chi prova a chiedere spiegazioni al sindaco Francesco Persiani o all’assessore Alice Rossetti si sente rispondere che di speculazione non si parla. Si parla solo di riqualificazione. E chi si lamenta rischia di passare per ingrato.

Il nodo è la definizione stessa di rigenerazione. Se significa restituire qualità urbana, sociale e ambientale, allora serve trasparenza su chi guadagna e come. Se invece significa moltiplicare cubature e privatizzare suolo pubblico, allora il termine è stato svuotato. 

Fuori dal palazzo si parla anche di possibili conflitti d’interesse, tra i banchi del consiglio comunale, area maggioranza. La risposta arriverà al momento del voto: basterà contare gli assenti giustificati per capire quanto il tema scotta.

La domanda resta: la rigenerazione è uno strumento di interesse pubblico o il nuovo nome della rendita immobiliare?

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Rossana Lazzini
Articoli: 38

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