Alex Zanardi a Marina di Massa nella gara paralimpica di hand bike

In memoria di Alex che ci ha insegnato a non aver paura

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Sono morti lo stesso giorno. Primo maggio.
Alex Zanardi e Ayrton Senna erano zenith e nadir, il bianco e il nero, gli opposti, la predestinazione e la resistenza, il talento e il coraggio.
Uno partiva sempre in pole, l’altro lo guardava centinaia di metri più indietro, dal sottoscala della griglia di partenza, e com’era lontano il superattico.

1994, 1 maggio, Senna muore a 300 orari a Imola, 1 maggio, 2026, il cuore di Zanardi perde la battaglia campale, decisiva, contro un nemico che non puoi battere.
E lui li aveva battuti tutti, i mostri della vita. Noi che abbiamo paura di una multa nella cassetta delle lettere o di una persiana che sbatte nella notte non possiamo neppure intuire cosa un uomo abbia dentro di sè per accettare di vivere senza le gambe, tagliate come fuscelli da un’auto che ti piomba addosso a 300 all’ora e nonostante questo sorridere, prendersi in giro, e poi diventare un fuoriclasse della handbike, la bicicletta spinta a forza di bicipiti, lo sport più faticoso e titanico che ci sia.Non abbiamo idea di cosa ci vuole, dentro, per diventare icona, immagine e testimonial dello sport paralimpico, esaltato nella facciata e mal tollerato e sopportato nella realtà, da un Paese ignorante che in fondo pensa che queste persone non possano fare sport di grande livello.

Alex, con quel sorriso familiare, da vicino di casa, portava in giro se stesso come un’eterna testimonianza. Con un legame speciale con il nostro territorio, da sempre particolarmente sensibile alle tematiche della disabilità e dell’inclusione. Si era impegnato direttamente per l’Opa, aveva presentato a Marina di Massa il suo progetto Obiettivo 3, che promuoveva e facilitava l'”altro” sport. Aveva gareggiato e vinto sul nostro lungomare, sulla sua handbike che aveva portato alla Comasca, per spiegare e raccontare come domare quella faticosissima belva.
Il Pd apuano ha proposto di intitolare all’eroe bolognese uno spazio, proprio alla Comasca.

Noi uomini e donne ordinari, normali non possiamo avere idea della forza di quel sorriso in tv, quando Alex passava da conduttore a showman a doppiatore, sempre con quell’aria così emiliana, franca, aperta, che sapeva di ragù e pasta tirata a mano. Non abbiamo idea, non l’avremo mai, degli ultimi anni passati nel silenzio ovattato, a ricordare, a ripercorrere, a pensare ma senza mai piangersi addosso.
Alla fine, il mostro ha vinto, come è stato e sarà per tutti noi. Ma siamo certi che lei, il nero mostro, prima di portarsi via Alessandro Leone Zanardi avrà chinato il capo, deferente, perchè non tutti gli uomini sono uguali.
Grazie Alex, di tutto. Ci hai insegnato, magari, a non aver paura di una multa nella cassetta delle lettere o di una persiana che sbatte nella notte

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Giorgio Billeri
Articoli: 10

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