
Se la coop che aiuta i disabili sfrutta i lavoratori. La denuncia dell’ Usb
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Massa- Un cortocircuito tra missione e prassi. È quanto denuncia la USB Massa Carrara in un comunicato stampa diffuso oggi, 2 luglio 2026, sul caso Afaph Coop, cooperativa Comasca da anni impegnata in servizi rivolti a persone con disabilità.
Al centro della contestazione c’è la testimonianza di un lavoratore in forza alla cooperativa, che si è rivolto allo sportello sindacale USB segnalando presunte irregolarità nella gestione del rapporto di lavoro.
Le accuse: buste paga non conformi e orari non rispettati
Secondo quanto riportato da USB, il dipendente avrebbe documentato “importanti irregolarità in busta paga, sia nella retribuzione diretta che indiretta”, oltre a “orari di lavoro non rispettati, accordi verbali e ammanchi in busta paga”. A sostegno della denuncia, il lavoratore avrebbe fornito testimoni, documentazione e messaggi.
Il sindacato riferisce di aver subito incontrato la cooperativa e di aver aperto una trattativa per il riconoscimento di quanto ritenuto dovuto. Una trattativa che, ad oggi, “non ha portato a risultati concreti, anzi”.
“Non ci sono diritti di serie A e diritti di serie B”
Per USB il punto è politico prima che contrattuale: “Ci sembra assolutamente inconciliabile l’atteggiamento di chi lavora nel sociale, presta servizi per chi vive situazioni di disagio, ma poi manca nel rispetto dei diritti di chi lavora sotto contratto per garantire quei servizi”.
Il sindacato rivendica tre principi: assicurazione per tutte le ore effettivamente svolte, buste paga che rispecchino il lavoro reale e salari calcolati sui contratti nazionali, non su “accordi a ribasso fatti in forma verbale e privata”.
Mobilitazione in vista
USB annuncia che, se non ci saranno correzioni, è pronta a mobilitarsi secondo quanto previsto dalla legge con ogni strumento sindacale a disposizione per tutelare l’iscritto.
La chiusura del comunicato è un monito al settore: “Chi vince bandi e appalti nel sociale non può chiudere un occhio di fronte alle ingiustizie del lavoro”.










