
Presidio in tribunale e mobilitazione della Cgil: “La protesta non è reato”
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Massa Carrara. La mattina del 12 ottobre la Cgil di Massa Carrara erava in presidio per esprimere la nostra solidarietà alle persone chiamate in giudizio dopo le mobilitazioni contro il genocidio del popolo palestinese e contro i pacchetti sicurezza del governo. A Massa, lo ricordiamo decine di persone – tra giovani, lavoratori, pensionati, sindacalisti ed esponenti della società civile – sono state citate a giudizio per i fatti avvenuti il 3 ottobre 2025 quando, in occasione dello sciopero generale contro il genocidio in Palestina, il corteo raggiunse la stazione ferroviaria di Massa Centro. L’udienza in tribunale a Massa è stata rimandata il 5 marzo alle ore 15
“E’ l’inizio di un percorso di mobilitazioni che ci vedrà poi impegnati martedì sera 13 ottobre alle ore 21 in Piazza Aranci con il grande concerto One Love Again e mercoledì 14 ottobre con lo sciopero generale e il corteo che sfilerà per le strade del centro città a partire dalle ore 9 da piazza Garibaldi per poi concludersi sotto la Prefettura in Piazza Aranci – si legge nella nota firmata dal segretario generale di Cgil Massa Carrara Nicola Del Vecchio – Con il rinvio a giudizio, in maniera mirata, si sono individuate le persone più attive nel movimento, noi sindacalisti, i rappresentanti studenteschi, i presidenti delle Anpi territoriali, esponenti politici ed esponenti della società civile, con lo scopo di colpire chi contrasta in maniera ferma le scelte di questo governo. È inaccettabile che il dissenso sociale e politico venga trattato come un problema di ordine pubblico e che la protesta venga trasformata in reato. Così si comprimono spazi democratici fondamentali e si colpiscono persone che chiedono pace, diritti e giustizia”.
“La nostra non è una battaglia che riguarda solo le persone oggi coinvolte nei procedimenti giudiziari. È una battaglia che riguarda ognuno e ognuna. Perché quando si colpisce il diritto di manifestare di alcuni, si mette in discussione la libertà di tutte e tutti. Difendere chi oggi è sotto accusa significa difendere il diritto collettivo ad esprimere il proprio pensiero, a dissentire, a partecipare alla vita democratica del Paese – conclude Del Vecchio – Per questo facciamo appello a tutte le forze politiche, alla società civile, alla cittadinanza tutta affinché ci sia una grandissima partecipazione allo sciopero generale del 14 ottobre: adesso più che mai, abbiamo il dovere di unirci e contrastare le politiche liberticide di questo governo. Perché la destra ha un disegno chiaro: criminalizzare le piazze, colpire il dissenso e tacitarlo.
Abbiamo deciso di sfilare in corteo nelle strade della città esattamente come facemmo il 3 ottobre del 2025 e termineremo il percorso della manifestazione di fronte alla Prefettura, in piazza Aranci, perché vogliamo parlare direttamente al governo, soggetto responsabile dell’emanazione di quei provvedimenti”.










