Il cantiere e la narrazione mancata di cui siamo tutti complici

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Erano i primi anni del duemila, non stiamo parlando di preistoria. C’erano le assemblee (aperte) in sala mensa dove, seduti a tavoli di formica, con un leggero profumo di sugo nell’aria, si parlava della crisi dell’azienda, una delle più grandi aziende del territorio apuano. Le “tute blu” insieme al sindacato, con i giornalisti, ci si conosceva per nome, per faccia.

Quando l’allora amministratore delegato di Nca, l’ingegner Luigi Mor (con cui i cronisti potevano parlare semplicemente chiamandolo al telefono) pronunciò una frase: “a settembre in cantiere tanti certificati medici perché è la stagione dei funghi”. Fecero assemblee per questo affronto, i lavoratori si sentirono offesi, ci furono note stampa durissime da parte del sindacato.

Poi la crisi, il corteo fino all’autostrada. Una azienda stava morendo, non in silenzio. Anzi in quegli anni si poteva pure scrivere che c’era stata indifferenza da parte della gente quando gli operai sfilavano in mezzo al mercato del giovedì.

Fin qui una storia difficile, come purtroppo tante se ne vivono in Italia vissuta con partecipazione: che il cantiere versasse in cattive acque lo sapevano tutti.

 Fin qui una narrazione, una normale narrazione di una complessa vertenza aziendale.

Poi è arrivato il cambiamento. Sono spariti i capannoni grigi, è arrivato un nuovo gruppo, un cantiere patinato dove la sala mensa delle assemblee ha lasciato posto a una palestra. Dove la mensa è diventata gourmet (per armatori e equipaggio visto che gli operai estate e inverno aprono le loro schiscette in pineta).

Ricordo la mia visita a Tisg: opere d’arte, un bar con i divanetti di velluto, una coppa piena di bottiglie di champagne. Ricordo anche che, il giorno dopo, chiesero di cancellare quelle foto.

Ci sono stati i vari importanti, le feste con la sfilata di Giorgio Armani e il catering firmati “Da Vittorio”, ci sono stati i fuochi d’artificio (alcuni marinelli provarono anche a protestare), gli 8 marzo con l’encomio alle donne da parte del ceo (davanti ai giornali). E i racconti di operai divenuti manager.

Certo le voci di sottofondo non si sono zittite. Ma sono diventate bisbigli: quelle in cui si parlava di operai relegati a pettinare il ghiaino, di arredi degli yacht finiti in mare, di trattamenti non proprio degni di una Solomeo sul mare.

Poi, adesso, è arrivata la crisi, le dimissioni dei vertici, le accuse ai manager.

I 50 licenziamenti ventilati e ritirati dopo l’intervento del sindacato e le minacce di sciopero. E i tavoli per una rinascita del polo nautico apuano che parlerà anche un po’ versiliese.

Cosa è mancato nel mezzo? Una corretta narrazione e di questo tutti siamo stati complici,

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Alessandra Vivoli
Articoli: 90

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