Paola Greggio, le parole diventano materia. “Carrara tappa fondamentale della mia ricerca”

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Carrara. Una lectio magistralis  in Accademia. L’impatto con la suggestione delle cave di marmo. L’evoluzione di un’arte che traduce le parole in materie.

Parla di questo e di molto altro, con Prima Pagina, l’artista Paola Greggio.

 Paola, un focus sulla tua arte e sull’evoluzione della tua modalità espressiva

«Per oltre quarant’anni ho raccontato la realtà attraverso il giornalismo, la comunicazione e le parole. A un certo punto ho sentito il bisogno di andare oltre il racconto e trasformare quelle stesse parole in materia. Così sono nate le mie opere: giornali destinati a essere letti e dimenticati che diventano arte. Non considero la carta un semplice supporto, ma parte integrante dell’opera. Ogni pagina custodisce un frammento di storia, di vita, di memoria. Il mio lavoro è sottrarre quelle parole all’oblio e restituire loro un nuovo tempo. In fondo non riciclo la carta: salvo la memoria che contiene”.

“Le mie opere – continua – non nascono per conservare il passato con nostalgia. Nascono per dimostrare che anche ciò che sembra destinato a scomparire può continuare a raccontare una storia. È questo, in fondo, il potere dell’arte».

 Il ricordo della lectio magistralis all’Accademia di Belle Arti di Carrara

«La lectio magistralis a Carrara è stata uno dei momenti più significativi del mio percorso. Parlare agli studenti dell’Accademia, in un luogo che rappresenta la storia dell’arte nel mondo, è stata una grande emozione. Più che una lezione è stato un dialogo. Ho raccontato il mio cammino, le sperimentazioni, gli errori, gli incontri e soprattutto la ricerca di un linguaggio autentico. Ho cercato di trasmettere l’idea che ogni artista debba trovare la propria voce, senza inseguire le mode, ma ascoltando ciò che sente davvero necessario esprimere».

 L’impatto con le cave di marmo

«Visitare le cave di marmo è stata un’esperienza che mi porto ancora dentro. Davanti a quella materia antichissima ho avuto la sensazione di trovarmi davanti al tempo stesso. Ho pensato che il marmo custodisce la memoria della Terra, mentre io lavoro con la carta, che custodisce la memoria dell’uomo. Apparentemente sono materiali lontanissimi, ma entrambi raccontano il tempo. Lo scultore libera la forma dalla pietra; io provo a liberare il significato nascosto nelle parole. È stato un momento che ha rafforzato ancora di più la consapevolezza della mia ricerca. Carrara mi ha insegnato che la materia ha sempre una memoria. Il marmo conserva milioni di anni di storia della Terra; la carta conserva la storia dell’uomo. La mia ricerca nasce proprio da questo incontro tra materia, tempo e memoria».

Oggi cosa rappresenta la tua ricerca artistica?

«Viviamo in un tempo in cui tutto scorre velocemente. Le notizie durano poche ore e vengono subito sostituite da altre. Io sento il bisogno di rallentare questo tempo. Le mie opere parlano della memoria, della fragilità dell’informazione e del valore delle parole. Ogni giornale contiene la storia di una persona, di una comunità, di un’epoca. Trasformarlo in arte significa impedirgli di scomparire e restituirgli una nuova possibilità di dialogare con il presente. Credo che oggi l’arte abbia anche il compito di custodire ciò che rischiamo di dimenticare. Se le mie opere riescono a far riflettere anche una sola persona sul valore del tempo, della memoria e delle parole, allora hanno raggiunto il loro scopo. Ogni opera è un gesto di gratitudine verso le parole che hanno raccontato il nostro tempo. Se oggi continuano a parlare attraverso l’arte, significa che la memoria può ancora vincere sull’oblio».

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Alessandra Vivoli
Articoli: 74

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