Massa, un’assessora/estetista e il rischio di razzismo culturale

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MASSA – La working class al potere. Eccola, ci mancava, nella giunta di Francesco Persiani, un’assessora “pop” (nel senso di popolare): senza laurea, priva di esperienze amministrative, una che di lavoro ha fatto le stagioni estive a Marina. Ora questa assessora c’è: è Valeria Della Pina, fresca di nomina. Si occuperà di Cultura, Politiche educative e scolastiche, Gemellaggi, Pari opportunità e Politiche di genere, Valorizzazione storia locale e promozione della cultura della Memoria. Mica poco.

Non è certo la prima amministratrice senza il “pezzo di carta”, ma il suo caso fa più rumore.
Il suo curriculum, probabilmente per iniziativa di chi rosica invidia, gira veloce sul web. Suscitando il consueto scontro fra i cultori dell’opinione sempre pronta. Fra chi dice: “E allora?, Una che cura le unghie non può fare l’assessora?” E chi ribatte: “Ma una che ha frequentato il Salvetti, che ne saprà di Politiche educative e storia locale?”
C’è del razzismo culturale in agguato. L’idea che per ricoprire un incarico pubblico occorra essere avvocati o commercialisti, o politici “di professione”, perché “ci vogliono le competenze”, è un po’ snob e pure discriminatoria. Una vexata quaestio: l’assessore deve essere uno “del ramo” o è sufficiente che abbia un indirizzo politico chiaro per fare il suo mestiere? Un amministratore deve almeno conoscere il diritto, la legislazione, le procedure, o queste basi sono solo un optional? E a un operaio con licenza media, a un disoccupato, o, come nel caso, a un’estetista è forse preclusa la poltrona di amministratore?

Ma c’è dell’altro: c’è il fatto che un’assessora inesperta, forse poco addentro alle cose politiche e amministrative come sembra essere Della Pina, può essere in qualche misura “manovrata”, diventare ostaggio o strumento di dirigenti o funzionari ben più scafati; o di “colleghi” e consiglieri politici sicuramente più ferrati nell’arte della politica con tornaconto. Un rischio da non sottovalutare. Sempre che non si tratti di una strategia studiata, della serie: “io ti metto lì, quasi per figura, tanto poi a decidere siamo noi”.

E ci pare un problema – non certo secondario – anche il fatto che alla guida delle istituzioni, sia a livello cittadino, sia nazionale (fate mente locale su chi c’è nel governo Meloni), ci siano sempre più personaggi, per usare un eufemismo, modesti. Se non proprio ignoranti. Questa però è una questione che non è direttamente collegata al titolo di studio. Gli strafalcioni di un Nordio, di un Tajani, di un Lollobrigida, tutti laureati, lo confermano.

E allora aspettiamo a giudicare la novità di un’assessora-estetista, che ha seguito corsi per curare le unghie, ed è pure barman diplomata. Una che viene da un mondo del lavoro dei piani “più bassi”. Appartiene al centrodestra dei Civici, non a Rifondazione? Non si può avere tutto.

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Claudio Figaia
Articoli: 95

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