
Cosimo Ferri “il galleggiante” si ricandida al Csm
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CARRARA – Cosimo Ferri è inaffondabile. Uscito indenne dall’inchiesta sul “caso Palamara”, tornato a vestire la toga dopo la parentesi politica (attualmente è giudice presso la sezione civile della Corte d’appello di Roma), il magistrato pontremolese è adesso in corsa per un posto nel Consiglio Superiore della Magistratura. Ferri si presenterà alle elezioni del 24 e 25 ottobre per tornare a Palazzo dei Marescialli, ruolo che già aveva ricoperto dal 2006 al 2010 (venne, allora, sostenuto da Magistratura Indipendente, la corrente più a destra dei giudici).
Lo fa, stavolta, da “indipendente”; il che, per uno che è stato indicato per anni come uno dei maggiori esponenti del sistema correntizio e “snodo” dei rapporti fra magistratura e politica, appare abbastanza singolare. Singolare ma non sorprendente, tuttavia, perché Ferri ci ha abituato a qualsiasi volteggio. Non a caso, quando scrivemmo dei politici che cambiano con disinvoltura casacca e schieramento, lo avevamo definito “Ferri il galleggiante”. Per riassumere, il Nostro è stato sottosegretario alla Giustizia nel governo Letta, nel governo Renzi e in quello guidato da Gentiloni. Nel 2018 viene eletto deputato per il Pd, l’anno successivo lascia i Dem e aderisce a Italia Viva di Matteo Renzi. Nel 2022 si candida a sindaco di Carrara. Senza successo, e allora appoggia al ballottaggio il candidato di centrodestra Simone Caffaz. Nel frattempo esce e rientra nella magistratura, anche grazie a sentenze e pronunciamenti anche del Csm.
E, soprattutto, esce pulito dal caso Palamara, grazie al fatto che il Parlamento nega l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche che avrebbero potuto inchiodarlo al procedimento disciplinare che invece portò alla radiazione di Palamara. Cosimo è dunque al massimo del galleggiamento, pronto alla nuova prova nel Csm, l’organo di autogoverno della magistratura. Prova che affronterà “con determinazione e umiltà”, ha dichiarato all’AdnKronos. Così va il mondo.










