Fiera del marmo a Verona: su 97 aziende toscane presenti 63 sono di Massa e Carrara

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Carrara. La fiera del marmo di Verona è un appuntamento importantissimo per il settore del lapideo e delle tecnologie. Una fiera che tasta il polso ai mercati nazionali e internazionali e che, quest’anno vede le imprese di Massa-Carrara fare la parte del leone: su 97 aziende toscane in mostra, 63 vengono dalla provincia apuana.

E ques’anno la Marmomac rinsalda i rapporti fra Carrara, Pietrasanta e Verona.

Dal 21 settembre all’11 ottobre, diciassette opere di artisti e designer italiani e internazionali trasformano il centro storico di Verona in un’esposizione a cielo aperto. L’iniziativa, sotto la direzione artistica di Domenico Raimondi e realizzata con White Carrara e Comune di Verona, accompagna la 60ª edizione di Marmomac portando nello spazio urbano una riflessione contemporanea sull’utilizzo della pietra naturale.

Lunedì 21 settembre prende il via Marmomac & The City, la mostra diffusa che porta la cultura della pietra naturale nel centro storico di Verona e inaugura idealmente la 60ª edizione della manifestazione, in programma a Veronafiere dal 22 al 25 settembre. Diciassette installazioni – firmate, tra gli altri, da artisti del calibro di Ross Lovegrove, Elena Salmistraro, Fabio Novembre, Raffaello Galiotto, Nicolas Bertoux e Michel Boucquillon – accompagneranno la rassegna nelle quattro giornate di fiera, per poi restare in città fino all’11 ottobre, coinvolgendo cittadini e visitatori nella scoperta delle diverse applicazioni della pietra naturale attraverso il design contemporaneo. L’edizione 2026, nata dalla collaborazione con White Carrara e Comune di Verona, rafforza il dialogo tra i distretti lapidei e i Comuni di Verona, Carrara e Pietrasanta e si inserisce nella ricerca che Marmomac porta avanti da sempre sul futuro della pietra naturale, portandola fuori dai padiglioni della manifestazione e rendendola accessibile a cittadini e visitatori.

LA PIETRA E LE FORME DELLA NATURA Forme organiche, riferimenti alla natura e trasformazioni che ne alleggeriscono la materia. È così che la pietra naturale prende forma nelle opere di Ross Lovegrove ed Elena Salmistraro, dove il marmo diventa corpo, figura e presenza. In Flowing Forms of Discontinuity in Life del designer gallese, riferimenti anatomici e geometrie organiche si fondono per fissare nella materia l’energia di un corpo in movimento, mentre in Ephelio, il volto dell’elefante viene tradotto dalla designer milanese in volumi geometrici, assumendo una dimensione totemica. Dalle suggestioni legate al corpo e all’animale si passa a una natura più quotidiana e mediterranea con Sassi d’Autore di Antonio Aricò – che prende spunto dai ciottoli levigati dal mare per dare vita a figure, oggetti e personaggi – e con Germogli di Nicola Maggi, dove una lastra segnata dalle venature, dalle fratture e dai segni dell’estrazione diventa il terreno da cui affiorano piante di agrumi, trasformando la memoria della cava in un nuovo paesaggio. La ricerca prosegue infine con Cara y Envés di Gustavo Vélez, dove curve e superfici sfaccettate fanno dialogare fronte e retro, pieni e vuoti, all’interno di una composizione.

SEDUTE E ARREDI PER LO SPAZIO PUBBLICO Quando la pietra naturale entra nella vita quotidiana delle città, si misura con il corpo, con la sosta e con le relazioni che prendono vita nello spazio pubblico. In Agorà, Beatriz Sempere lavora sul rapporto tra materia e accoglienza, trasformando il marmo di Carrara in elementi monolitici dalle superfici organiche, pensati per favorire la pausa e la condivisione. E se in Knot Chair di Michel Boucquillon un unico gesto progettuale trasforma la pietra in una sorta di nastro sospeso che accoglie la seduta, Marmolla di Benvenuto Saba gioca sul rapporto tra superfici concave e convesse per ospitare due persone. Anche Noncikado di Gi Pi Soft trasforma il marmo in una seduta leggera e dinamica, partendo da un’idea di equilibrio e sospensione ispirata al gioco dello Shanghai. La dimensione collettiva dello spazio pubblico emerge anche nei sistemi che permettono di comporre e riconfigurare le sedute. Dorsale di Nicolas Bertoux nasce da un unico blocco di marmo bianco di circa cinque tonnellate, lavorato per ottenere una sequenza di sedute ispirata alla colonna vertebrale di un animale mitologico e configurabile in modi diversi. In Maremosso di Emiliana Martinelli, tagli a incastro ricavati da un unico blocco generano più elementi che, accostati, compongono una panchina dal profilo continuo ispirato al movimento delle onde. Lo stesso principio ritorna in Oplà, sempre di Martinelli, le cui forme curve possono essere accostate in cerchi, linee e composizioni informali, e in Sequenza di Antonio e Isabella Leone, un sistema modulare che si sviluppa in configurazioni lineari, circolari o più fluide, integrando anche elementi verdi.

TRAsFORMARE LA PIETRA Piegare, tagliare e sottrarre: sono questi i principi alla base della ricerca di Raffaello Galiotto, Gumdesign e di Pietro Franceschini insieme ad Arthur Vallin. Se in Genesi di Galiotto la piega diventa il principio generativo di una scultura in bronzetto di Verona, in Eternal Fragment Franceschini e Vallin immaginano un reperto proveniente da uno scavo ancora da compiere, dove frammenti e assenze costruiscono una nuova idea di rovina contemporanea. La sottrazione è la parola chiave anche di Strata, firmata da Gumdesign, che lavora a partire da un unico blocco: tagli regolari effettuati ogni cinque centimetri generano una famiglia di tavoli, mantenendo leggibile il volume originario. Il recupero è, infine, il punto di partenza di Rough di Fabio Novembre, realizzata ricomponendo scarti di lastre di marmo di diversa forma, spessore e colore in un volume compatto, successivamente fresato fino a raggiungere linee morbide ed ergonomiche. Le superfici levigate convivono con quelle lasciate grezze, mantenendo visibili le venature della materia. Marmomac & The City offre così a cittadini e visitatori una nuova occasione per incontrare la pietra naturale negli spazi della città, portando fuori dai padiglioni di Marmomac una ricerca che guarda alle sue potenzialità e al rapporto con il patrimonio urbano e la cultura del progetto contemporaneo.

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Alessandra Vivoli
Articoli: 158

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