Un no che pesa

Share your love

Massa- Ieri sera il Consiglio Comunale di Massa ha votato. 11 no contro 5 sì, quelli di Daniela Bennati, Dina Dell’Ertole, Daniele Tarantino, Stefano Alberti ed Enzo Romolo Ricci. Tra i contrari, il sindaco Francesco Persiani. In ballo c’era il Mulino di Canevara: 700 anni di storia, ex segheria del XIV secolo, casa della famiglia Guerra per oltre un secolo. La Provincia lo metteva all’asta per 70.000 euro. Il Comune poteva subentrare. Non l’ha fatto. La mozione presentata dalla consigliera Daniela Bennati, del Polo Progressista. L’obiettivo era chiaro: fermare l’asta e provare a restituire il mulino alla collettività. 

È un no secco. E dice molto.

Dice che per questa amministrazione Canevara non è una priorità. Dice che un simbolo della montagna massese può restare a marcire, mentre si parlava di “Massa città della Cultura”. Dice che 70.000 euro per salvare un bene storico valgono meno di un altro parcheggio o di un altro bando dimenticato.

L’opposizione, Rifondazione Comunista, il PD e Italia Nostra erano sulla stessa linea: associazioni pronte a gestirlo, un progetto per farne un piccolo museo, un punto di aggregazione per i giovani, un motore per la valle del Frigido. Niente speculazione. Bene comune.  La maggioranza ha risposto picche. E con quel picche ha detto no anche all’idea che i beni storici servano alla comunità, non solo ai bilanci.

Canevara perde così un’occasione che non tornerà. Massa perde un pezzo della sua identità. E lo perde con le sue mani, su proposta di una consigliera di opposizione che aveva provato a rimetterlo al centro. Quando una città smette di difendere la propria memoria, smette di avere un futuro da raccontare. Ieri sera Massa ha scelto di non raccontarlo.

Condividi il tuo amore
logo prima pagina
Rossana Lazzini
Articoli: 86

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *