
Scultura, amore e marmo: Beatrice Taponecco si racconta“Ogni giorno realizzo un mio piccolo sogno”.
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Carrara- Beatrice Taponecco risponde al telefono dallo studio di Torano: qui, nel piccolo borgo nel cuore delle Apuane ha deciso di lavorare e vivere. Per lei è una tranquilla mattinata di scultura, come le tante della sua vita di artista, il suo curriculum la consacra come una delle più interessanti del panorama non solo provinciale ma anche nazionale.
Nel corso degli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi di scultura nazionali e internazionali e ha partecipato a simposi internazionali, realizzando anche opere monumentali per committenze pubbliche e private. Ha tenuto mostre personali e preso parte a importanti esposizioni collettive in sedi museali e istituzionali in Italia e all’estero.
Le sue opere sono presenti in rilevanti collezioni pubbliche e private, tra cui l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. È rappresentata dalla HC Gallery di Pietrasanta che proprio giovedì, 2 luglio, si rinnova con un nuovo allestimento e con una serata dedicata all’arte. Un’occasione per scoprire le opere esposte di Piergiorgio Balocchi, Andrea Crespi, Beatrice Taponecco, Filippo Tincolini, Antonio Tropiano, Giuseppe Veneziano e Laura Veschi. Beatrice Taponecco è nata a Sarzana, ha 38 anni, una storia personale e professionale che, a un certo punto della sua vita hanno coinciso perfettamente.
Beatrice quando nasce il suo amore per la scultura?
“Mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti nel 2015 e nel 2018 ho scelto la specialistica in scultura. Sulla cattedra c’era Piergiorgio Balocchi: è stato lui, come docente, a farmi innamorare della scultura. Mi ha convinto a realizzare una foglia: la conservo ancora qui, nello studio”.
E quando la vita professionale si intreccia con quella privata?
“Due anni dopo la mia laurea in Accademia io e Piergiorgio Balocchi ci siamo rincontrati: e abbiamo deciso che sarebbe stata una cosa bellissima vivere insieme. Adesso condividiamo anche gli spazi lavorativi: un insegnante come Piergiorgio credo sia stato fondamentale per farmi amare così tanto la scultura”.
Cosa la affascina del marmo?
“Il marmo è un materiale straordinario che consente di essere lavorato, declinato in mille forme: è un materiale apparentemente durissimo dal quale puoi fare emergere la luce. Questo è ciò che mi affascina”.
Da scultrice qual è il suo rapporto con Carrara?
“Carrara è una città complicata e bellissima. La mia prima mostra personale è stata alla Galleria Duomo, una realtà preziosa che purtroppo non esiste più. Al Mudac ho curato il progetto di “Sentire al buio” una mostra “al buio” per i non vedenti: a seguito del successo di questa iniziativa mi ero offerta di donare una mia opera al museo. Purtroppo la cosa non si è concretizzata”.
Come definirebbe invece il suo rapporto con la scultura?
“La scultura mi rende felice, mi permette di realizzare ogni giorno dei piccoli sogni”.










