
Il calcio in Rai. Che brutta fine
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Cosa resta dopo la semifinale Argentina-Inghilterra? Resta, ancora una volta, lo sconcerto per il baratro in cui la Rai, servizio pubblico per il quale versiamo l’obolo in bolletta, tutti democraticamente, si sta dibattendo. Non basta non prendere l’esclusiva dei Mondiali, delle Olimpiadi, del tennis. Non basta confinare due giganti come Falcao e Tardelli in commenti figli di domande scontate, no, non basta.
Gli italiani devono sopportare, se non decidono di azionare la modalità muta, un telecronista triste come una salita senza alberi del Tour (non c’è Rimedio) e soprattutto un ex difensore di medio valore che si autotraveste da Vate. Chiama tutti per nome, Enzo, Lionel, Jude, Nico come se andasse con loro a mangiare la tagliata nelle osterie di Reggio Emilia.
Che snocciola termini come da quinto a quinto, riaggressione e covercianesimi assortiti. Che urla fino a farsi scoppiare le arterie al gol argentino. Non si può cara Rai. Così non si rispetta chi paga il canone. Questo è il livello, questa è la Rai di Carosio, Martellini, Pizzul. Il rilancio del calcio italiano nasca dal recupero del racconto sportivo. Gli ex difensori tornino sui social, nella tonnara della subcultura. Perdonalo anche tu Diego, ti ha nominato invano. Messi è grande certo. Ma non sarà mai te. Lo sanno tutti, meno questo prodotto della subcultura.










