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Un incubo cominciato all’alba di mercoledì 5 novembre 2014. Dodici anni fa il fiume Carrione, dopo le abbondanti piogge che si erano abbattute sulla zona di Marina di Carrara, trascinò metri e metri cubi di acqua, fino ad arrivare a sbriciolare come un biscotto troppo imbevuto un argine in via Argine destro, al confine fra Avenza e Marina di Carrara.
Erano le prime ore dell’alba, pochissima gente in giro, fu un miracolo che non ci furono vittime. Lunghissima è stata invece la conta dei danni: sia alle aziende che insistono (alcune tutt’ora) nella zona e alle abitazioni.
A novembre saranno passati 12 anni dal disastro: per quanto accaduto, ad oggi, non ci sono responsabili (a livello penale): nessuno ha ancora pagato i conti con la giustizia.
E per molte delle persone che hanno vissuto sulla propria pelle il disastro di quell’onda di acqua e fango (44 privati e due aziende) c’è ancora attesa per i risarcimenti: si tratta di una richiesta danni di oltre due milioni: per la precisione due milioni e trecentomila euro
Entriamo nel dettaglio.
Il processo penale
A livello procedurale, nell’ambito del processo in corso al tribunale di Massa, siamo più o meno a metà delle liste dei testi e consulenti delle difese. Insomma ben lontano dalla parola fine, e, lo ricordiamo, siamo ancora nel primo grado di giudizio. Sul banco degli imputati il responsabile della ditta che svolse i lavori sull’argine e i dirigenti della Provincia che si occuparono dei lavori. La prescrizione per il reato contestato, che è disastro colposo, non è ancora molto vicina: si parla del 2029.
I risarcimenti
La partita dei risarcimenti si disputa davanti al Tribunale delle acque di Torino. Solo due aziende hanno chiesto al tempo l’accertamento tecnico preventivo ottenendo così i rimborsi. Per altri 44 privati e due ditte la discussione in tribunale è fissata al prossimo 16 giugno. Il totale richiesto e di due milioni e 300mila euro.




