
EVAM, Mignani: “Il Comune di Massa chiarisca il futuro dell’azienda. Serve trasparenza sul bilancio 2025”
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Massa- A più di 15 giorni dalla scadenza per l’approvazione del bilancio 2025, sul futuro di EVAM cala ancora il silenzio. A sollevare il tema è Nino Mignani, ex amministratore della società partecipata dal Comune di Massa, che con una nota pubblica chiede chiarimenti all’amministrazione comunale, al Consiglio e al Sindaco.
“Sono stato in silenzio per lungo tempo su EVAM, ma ritengo di dover chiedere pubblicamente a chi di competenza cosa stia succedendo in azienda”, scrive Mignani. La sua sollecitazione arriva in un momento considerato cruciale: entro il 30 giugno 2026 l’organo amministrativo “dovrebbe” presentare alla proprietà, il Comune di Massa e quindi ai cittadini, il bilancio d’esercizio 2025.
Il nodo normativo: il TUSP e i limiti alle partecipate
Nel comunicato, Mignani richiama la normativa di riferimento per le società a controllo pubblico. “_Una società partecipata pubblica può produrre beni ma solo strettamente necessari per il perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente pubblico controllante”, ricorda l’ex amministratore, citando il D.Lgs 175/2016, il Testo Unico sulle Società a Partecipazione Pubblica, TUSP.
Secondo Mignani, “salvo mio errore, la normativa vieta espressamente la produzione di beni e servizi non necessari alle finalità dell’ente, evitando distorsioni della libera concorrenza”. Un passaggio, questo, che l’ex amministratore collega alla specificità di EVAM: “Su 450 aziende italiane private di imbottigliamento di acque minerali, EVAM è l’unica a partecipazione pubblica”. Da qui la richiesta al Comune di Massa di “distinguere chiaramente l’attività amministrativa svolta per l’interesse pubblico dall’attività di impresa vera e propria”.
Mignani ricorda anche l’art. 14 del TUSP, che assimila le società partecipate alle regole civilistiche su crisi e insolvenza: “Sono soggette alle normali regole sul fallimento e al concordato preventivo esattamente come le aziende private. Prevede sistemi di pre-allerta e l’obbligo, per gli amministratori, di predisporre subito un piano di risanamento”. Piano che, secondo quanto riportato, sarebbe stato redatto l’ 8 agosto 2025, con “divieto di ripianamento delle perdite o ricapitalizzazione della società”.
I conti e i segnali di crisi
A destare preoccupazione nell’ex amministratore sono alcune indiscrezioni. “Pare un forte calo delle vendite con il magazzino sempre più carico, tanto da pensare a un fermo della produzione”, scrive. Segnali che, a suo dire, mal si conciliano con l’ultimo intervento del Comune: “Nonostante l’ultimo apporto di € 750.000 da parte del Comune di Massa per garantire la continuità aziendale, in contrasto, salvo mia errata interpretazione, con il TUSP sopra richiamato”.
La richiesta: bilancio 2025 e dati del 2026
Mignani chiede quindi che i cittadini massesi siano “messi a conoscenza con la stesura del bilancio nei termini, a cui CdA e Collegio Sindacale sono tenuti”. E aggiunge: “Male non sarebbe venire a conoscenza di quanto accaduto già in questo primo semestre 2026”.
Nel testo si fa riferimento anche alla Legge Madia n. 124/2015 e al successivo TUSP del 2016, “che hanno introdotto regole più rigide per ridurre sprechi e razionalizzare il sistema”. Regole che, secondo Mignani, non sarebbero state applicate: “’Quelli di prima’ non colsero tale obbligo per EVAM per due anni; ‘quelli di oggi’, dal 26 giugno 2018 con la Sindacatura Persiani, per 8 anni, non hanno mai dato seguito alla Legge. Sono certo che la Corte dei Conti prima o poi interviene”.
L’appello finale
Mignani conclude sollecitando una risposta urgente da parte del Consiglio Comunale, “principale organo di indirizzo e controllo pubblico”, e del Sindaco. “Sia per il bene della città, sia per il bene delle 17 famiglie che da questa azienda traggono reddito, sarebbe importante conoscere quanto prima il futuro della società di Canevara”.










