Ondata di caldo: un capolinea infernale e scuole a 40 gradi

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Le città, a volte, sembrano voler male ai loro cittadini. Perchè è voler male ai cittadini avere – da anni – un capolinea dei bus come quello di Carrara, davanti al “monoblocco”. E’ un piazzale di asfalto senza un’ombra, senza un riparo, se non malandate pensiline distinte in due tipologie: quelle con il tettuccio di plexiglass, quelle con tettuccio di plexiglass rotto. Non si sa in quale delle due faccia più caldo; nessuno se le contende, comunque. Con le temperature di questi giorni il piazzale è letteralmente un forno, attraversarlo a piedi toglie il fiato, resistere in attesa della corsa è impossibile. Chiediamo a un autista di un bus in sosta, con condizionatore acceso, se gli capita di raccogliere proteste, segnali di disagio da parte dei passeggeri. Risponde, con aria un poco infastidita, “che quello neanche dovrebbe essere il capolinea”. E con ragione: si tratta di una soluzione “provvisoria”, in attesa della “vera” stazione bus alla ex Montecatini. Di cui però si sono ormai perse le tracce. L’autista, poi aggiunge che “facciamo domande assurde”. Assurdo, a noi, sembra lasciare i cittadini in attesa di un mezzo pubblico in quell’inferno a 40 gradi. Anzi, più che assurdo, ci sembra crudele. Anche perché a spostarsi in autobus sono in prevalenza anziani, studenti (specie quelli fuori sede dell’Accademia), stranieri. Tra le fasce più deboli della popolazione, cioè: quelli che non possono permettersi l’auto, quelli, pensiamo agli anziani, che certe temperature non possono permettersi di sopportarle.

Ma la città sembra volere male anche ai suoi abitanti, costretti a camminare lungo strade e viali con sempre meno alberi (e quindi meno ombra), perché qui da noi tagliare i pini è “di moda”. Mentre sostituirli, meno.

E sembra voler male ai suoi ragazzi (e a i loro professori), costretti a sostenere gli esami in aule surriscaldate perché costruite senza alcun criterio “climatico”. Praticamente nessuna scuola di Carrara (ma il discorso vale più meno per tutta l’Italia) è dotata di sistemi di condizionamento/raffrescamento dell’aria. In qualche caso, tendaggi e imposte riesco a mitigare appena le temperature, e soltanto in alcuni uffici delle segreterie sono installati condizionatori. Ma si tratta di pochi casi. Così le prove di esame di terza media e di maturità diventano anche prove di resistenza al caldo opprimente delle aule, un supplemento di sacrificio non richiesto.

Poi, una volta scesi dal bus, non appena finito l’esame, tutti in spiaggia e nessuno ci pensa più: siamo fortunati, a Carrara: abbiamo il mare a due passi, E nessuno pensa più al surriscaldamento del pianeta e a una città che dovrebbe volere bene a tutti. E magari tenerli al fresco.

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Claudio Figaia
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