Quel ponte mai finito per il parco della Padula: un’altra storia carrarese

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CARRARA (28 giugno 26) – Nel parco “dimenticato” della Padula, polmone verde di un centro urbano che di verde ne ha ben poco (se si eccettua piazza Gramsci), con un museo molto poco visitato e le sculture della Biennale 2002 molto ignorate, c’è anche il problema dell’accesso.
(Sulle sculture della Padula puoi leggere: https://www.primapaginamassacarrara.it/senza-categoria/2026/06/12/larte-dimenticata-della-padula-una-storia-carrarese/).
Non è facile arrivare alla Padula a piedi: o si percorre la strada per Sorgnano, salitone senza marciapiedi di quasi un chilometro, o si sale dalla strada verso Gragnana e Campocecina; più breve, ma anch’essa in salita, senza marciapiedi (e con l’ingresso dalla “torretta” in corrispondenza di una doppia curva di molto pericolosa). Andare in auto è l’alternativa. Ma anche qui ci sono difficoltà: all’ingresso dalla parte di via Sorgnano, i posti per la sosta saranno una decina al massimo, pochi di più quelli sul lato di Potrignano, e praticamente sempre occupati dai mezzi dei residenti.

La strada senza marciapiedi che porta alla Torretta, ingresso del parco Padula


Lucio Segnanini, che era il sindaco di Carrara a fine millennio, aveva la fissa di fare le cose in grande, ma anche una certa “vision”. Così, mentre riempiva la città di colonne/sculture vagamente falliche (allo Stadio, in piazza Menconi a Marina…) ha avuto l’idea di rendere accessibile il parco Padula. Era il 1999 quando commissionò all’architetto carrarese Claudio Rocca il progetto di un ponte di collegamento tra la città e il Parco. Un collegamento fondamentale, in vista – ragionava Segnanini – del grande rilancio della Padula, destinata a diventare un grande museo all’aperto, sede delle Biennali, sede del futuro museo cittadino. Il ponte, solo per pedoni, fu fatto: attraversava il torrente Gragnana aveva una camminata in legno, una torre di accesso con scale e due ascensori, niente barriere architettoniche. Costo: 500milioni di lire. Nel 2002, in vista la XI Biennale, ci fu un’inaugurazione in fretta e furia, con gli ascensori non ancora funzionanti e, soprattutto, con problemi di stabilità irrisolti. Si trattava di opere sul letto del torrente non ben realizzate, con conseguente erosione del terreno sottostante. Il ponte non fu mai effettivamente completato, le “magagne” non vennero eliminate e mai divenne pienamente “fruibile”. Poi, con l’alluvione del 2014, ci fu un cedimento e divenne del tutto inagibile. Trasformandosi negli anni in rifugio per senza casa, nascondiglio per refurtiva e rifiuti, ennesimo monumento al degrado, anche se reso quasi invisibile dai tanti rovi che lo ricoprono.
Nel 2021, c’era ancora il sindaco grillino Francesco De Pasquale, l’amministrazione ebbe un sussulto. Prima, si valutò il progetto di aumentare i posti auto sul lato alto di Sorgnano. Niente da fare, spiegò dopo varie verifiche l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Raggi: “Per realizzare un vero parcheggio, vista la morfologia della zona, avremmo dovuto investire oltre 475 mila euro per soli 26 posti auto. 18 mila euro a posto auto, mi sembra un costo eccessivo”(cfr. Il Tirreno, 21 marzo 2021). Poi, si passò all’accesso “dal basso”, dal ponte appunto. «Avendo a disposizione oltre 780mila euro del bando per la sicurezza idrogeologica del territorio per la sistemazione del parcheggio di Grazzano e avendo in cassa 110 mila euro per il ponte, abbiamo puntato sulla sistemazione dell’accesso a basso del parco», dichiarò ancora Raggi alla stampa.

“Avendo” tutte quelle risorse, sembrava fatta e l’assessore dichiarò anche che «L’ingresso principale del parco sarà e deve essere quello più vicino alla città raggiungile anche a piedi con una breve camminata da piazza Alberica e dal centro storico». Invece non è successo niente: il ponte non è mai stato ristrutturato, i parcheggi non sono stati recuperati. I visitatori hanno continuato e continuano a rischiare lungo la strada di Gragnana, gli studenti dell’Accademia che frequentavano il laboratorio di scultura alle stalle della Padula (anch’esso semi-abbandonato), hanno sudato per anni lungo quella strada.

E ora che la villa Fabbricotti si prepara a diventare una prestigiosa sede distaccata dell’università di Pisa? Tranquilli, niente cambia, nessun progetto di recupero del ponte, di nuovi parcheggi. Gli studenti universitari dovranno farsela a piedi, tanto sono giovani, no?

Parco Padula: i laboratori di scultura dell’Accademia
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Claudio Figaia
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