Cervara protesta: via Martini diventa una pista, il quartiere chiede sicurezza

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di Aldo Antola

Massa- Sale la protesta degli abitanti di Cervara e del circolo Arci.  

“Non riusciamo più a sopportare la pericolosità stradale di via F. Martini”, dicono per l’ennesima volta i cittadini del quartiere Cervara, “perché malgrado la strada sia disseminata di cartelli che indicano i 30 km/h, moltissimi automobilisti e moto la percorrono a velocità incredibilmente più alta. Molto spesso superano i 100 e anche i 150 orari e ora c’è il terrore a percorrerla a piedi. Anche perché i marciapiedi, dove esistono, sono occupati da auto in parcheggio disordinato, da erbacce molto alte che impediscono il passaggio e da cordoli in cemento attorno alle scheletriche piante. Non possiamo più aspettare passivamente la prossima disgrazia”. E si ricordano incidenti mortali, purtroppo.

Cosa fare?  

“Bisogna far ridurre a tutti i costi la velocità”, è il suggerimento di tutti. “Mettere fotocamere per il rilevamento delle infrazioni, dossi o altri strumenti. Magari anche pattuglie di vigili o altre forze dell’ordine per molte ore al giorno. Sappiamo che è costoso ma la vita dei cittadini vale di più”. Senza dimenticare la pericolosità dell’incrocio a cinque strade fra via Papino, via Spallanzani, via Tamerici e via Martini. “Non si può continuare così”.

Ma tutto il quartiere si sente abbandonato. E pensare che è racchiuso fra la zona della stazione, del vecchio ospedale, del cimitero e del carcere cittadino. Dunque è densamente abitato e percorso. Insomma avrebbe bisogno di un’attenzione particolare, più seguita di tanti altri quartieri.

Torniamo un momento a via F. Martini. Una strada che nel tempo ha assorbito tutto il traffico già citato e un’urbanizzazione incredibile. Tanto da costringere le amministrazioni precedenti a costruire un grande parcheggio in zona centrale, a ridosso del carcere. Ma anche questo da qualche anno è diventato insufficiente ed è sempre al massimo della capienza. Ed è anche malamente illuminato: necessita quindi di un impianto di illuminazione, altrimenti diventa terra di nessuno.

Il risultato è che ora non ci sono più spazi per i bambini. Non ci sono giardini né parchi. Anzi, un parchetto ci sarebbe: quello usato fino a poco tempo fa per fare sagre, feste, e per passare un po’ di tempo in tranquillità sia per bambini che per adulti e anziani. Un parco recuperato da uno spazio avanzato nella costruzione del Villaggio Apuano, sistemato, curato e corredato da panchine, altalene, scivoli e giochi per bambini dai volontari del quartiere. In primis quelli dell’Arci ma anche della chiesa Madonna Pellegrina che, lì vicina, faceva funzionare molto bene la Caritas. Questo parco era stato concesso in uso anche alla scuola elementare che confina e veniva usato da insegnanti e bambini per le ricreazioni, anche del pomeriggio. Un parco chiuso e quindi con la massima sicurezza. Era stato dotato anche di servizi igienici.

Poi, inspiegabilmente, sono venute a mancare le autorizzazioni. Sembra una questione di bando e richiesta di soldi per l’affitto al Comune. Il parco è stato chiuso ed ora è in mano a nessuno. Conseguenza dell’abbandono: è diventato un bosco inutilizzato. Anziani e ragazzi sono rimasti senza più uno spazio dove passare in sicurezza il tempo libero. Il quartiere è diventato a rischio per il possibile uso da parte di persone particolari, mentre prima era al sicuro.

Ma le proteste dei cittadini di Cervara non sono solo queste.  

Col dirottamento di parte del traffico dall’Aurelia, proveniente da Turano verso via del Papino che poi si innesta in via Pellegrini e quindi via Carducci, si è aperta un’altra appetibile deviazione: da via del Papino in via F. Martini per accorciare e andare verso il viale della Stazione saltando la rotonda al cimitero.

E poi c’è la storica via Cervara che dalla Stazione saliva attraversando verticalmente il quartiere per raggiungere il vecchio ospedale. Era stata costruita a suo tempo per soddisfare i bisogni di chi dalla stazione doveva andare all’ospedale o in città. Funzionale per quel tempo. Ora è diventata quasi inutilizzabile perché stretta e molto parcheggiata. Anche se pure qui è aumentata l’edilizia abitativa e dunque bisogna guardarla con altri occhi. È piena di buche e gobbe, tombini fuori misura. Insomma ha bisogno di essere rivista.

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Redazione
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