La violenza inizia già quando una donna è ancora una bambina

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di Fabio Evangelisti

“Il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari a circa 3 milioni, e l’11,4% delle straniere di questa stessa età, oltre 244mila donne, dichiarano di aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni, violenze che si sono verificate soprattutto da parte di persone conosciute o in ambito familiare“. 

Lo rileva il rapporto Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta” reso pubblico il 16 settembre scorso.

Evidenziando, soprattutto, come la violenza contro le donne non nasca improvvisamente dentro una relazione adulta. Spesso invece affonda le proprie radici nell’infanzia, tra le mura di casa, nei silenzi e nelle paure di bambine costrette troppo presto a convivere con abusi, umiliazioni o violenze familiari.

La nuova indagine dell’ISTAT ci consegna numeri impressionanti: parliamo di oltre tre milioni di donne italiane. Più della metà delle vittime di violenza sessuale, da bambina, non ne ha parlato con nessuno.

Ma il dato più inquietante riguarda ciò che accade dopo. Tra le donne che non hanno conosciuto violenze nell’infanzia, quelle che ne subiscono da adulte sono circa il 32%. La percentuale sale al 57% tra chi era già stata vittima da piccola. Non si tratta di un destino inevitabile, ma di una vulnerabilità che può attraversare tutta la vita.

Anche i dati della Toscana e della provincia di Massa-Carrara meritano attenzione. Non sono direttamente confrontabili con quelli dell’ISTAT, perché riguardano i casi conosciuti dai servizi sociali e segnalati all’autorità giudiziaria, ma descrivono comunque una realtà allarmante.

Alla fine del 2024, in Toscana, erano 5.844 i bambini e i ragazzi presi in carico per maltrattamenti, abusi sessuali o violenza assistita. La media regionale era di 11 minorenni ogni mille residenti; nelle Apuane saliva a 19 e in Lunigiana a 18. Per i soli maltrattamenti in famiglia, le Apuane registravano il valore più alto dell’intera regione: 17,7 minorenni ogni mille, più del doppio della media toscana, ferma a 8,4. Sono numeri che possono riflettere anche una maggiore capacità dei servizi di individuare e prendere in carico le situazioni, ma che non possono essere ignorati.

Nel 2024 i Centri antiviolenza della provincia di Massa-Carrara hanno inoltre registrato 1.139 contatti. Il nostro territorio dispone di una rete importante e presenta la più alta densità regionale di posti nelle case rifugio. Esistono anche esperienze positive di prevenzione nelle scuole, come il progetto realizzato a Carrara dal Centro “Donna chiama Donna” con gli studenti del Liceo artistico Gentileschi e le iniziative promosse dal Centro Donna Lunigiana.

Tutto questo ci dice che intervenire quando la violenza è già esplosa non basta. Bisogna riconoscerla prima, rompere il silenzio che la protegge e investire nell’educazione alle relazioni, al rispetto e al consenso. A cominciare dalla scuola.

Perché una bambina che assiste alla violenza, che viene umiliata o abusata, non sta semplicemente attraversando un’infanzia difficile: rischia di portarne le conseguenze per tutta la vita…

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Redazione
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