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Massa – Giornata storica, da segnare sul calendario per la Massese e per gli sportivi di Massa. Una domenica “calda” per la temperatura primaverile e per quella del tifo, che però si è trasformata in un incubo. La squadra, orfana del presidente Antonio Gerini e del direttore Stefano Mazzanti, assenti su “consiglio”, ha fallito nell’appuntamento più importante della stagione: sconfitta in casa allo spareggio dalla Larcianese, in una partita disputata molto sottotono, anzi al livello delle ultime sconfitte casalinghe.
E pensare che dopo il gol del vantaggio firmato da Centonze, davanti a oltre mille spettatori, il resto della gara sembrava destinato a una formalità. Invece il calcio insegna che nessun risultato è assegnato prima del fischio finale, ed è proprio questo che da sempre affascina e alimenta le passioni.
Non servono tutti i cambiamenti che i “cervelloni” degli ultimi anni hanno messo in campo: Var, tante sostituzioni, numerazioni pazzesche sulle maglie zeppe di scritte pubblicitarie, orari impossibili come mezzogiorno e a tutte le ore della giornata, stagioni con caldo e freddo micidiali soprattutto per la muscolatura degli atleti, che da qualche anno sembrano diventate di vetro. Quando il calcio era sport vero e puro bastavano 15 giocatori per un campionato, ora ne servono 30. La causa? Ritmi esasperati, temperature estreme e partite giocate come se non esistesse più il giorno e la notte.
Ma torniamo alla Massese. Quaranta minuti costati una sconfitta dolorosissima per 2-1 e una domenica che, per tutti i motivi che conosciamo, ricorderemo per sempre. Quest’anno la squadra ha battuto tutti i record negativi: dalla penalizzazione di due punti, alle tante vittorie esterne controbilanciate da tutte le sconfitte casalinghe, fino alla beffa con la Larcianese, che in campionato era stata battuta in entrambe le partite dai bianconeri.
Dunque, ora si torna nel campionato di Promozione dopo 70 anni. L’ultima retrocessione risale al campionato 1955/56 dalla IV Serie, l’attuale Serie D, con alla guida, subentrata durante il campionato causa crisi societaria che aveva portato alle dimissioni di tutto il consiglio, del commissario Enzo Gaido, storico insegnante e proprietario con la famiglia del centralissimo Hotel Massa. Gaido restò anche nella stagione successiva, ripartendo con una squadra di giovani massesi – Peri, Balloni Mauro detto Ploger, Belluomini, Della Pina, Santi, Aldo Farina e altri – integrata da qualche esperto. Era il campionato 1956/57.
I primi risultati positivi consigliarono di rinforzare la squadra per puntare alla risalita. Il campionato si concluse con la Massese in testa a pari punti con il Santa Croce, l’attuale Cuoiopelli. Lo spareggio giocato a Lucca non fu fortunato: dopo una rete subita in apertura, gli infortuni di Fasani alla fine del primo tempo e di Belluomini all’inizio del secondo, con la squadra rimasta in nove, il risultato finale fu di 4-0. Non c’erano le sostituzioni.
Gaido non si perse d’animo e continuò a rinforzare la squadra. A premiarlo, in agosto arrivò il ripescaggio per la rinuncia di diverse squadre. E in IV Serie, non esisteva ancora l’Eccellenza, arrivò un’altra Massese dei miracoli con gli ingaggi del portiere Giunti, poi Dell’Angelo, Mencacci – questi tre nella stagione successiva andarono in A con Fiorentina e Spal – e Prunecchi, già anziano, che scese dalla Samp o dal Genoa, questo non lo ricordiamo bene. Con il nuovo allenatore-giocatore Cesare Meucci a completare il quadro, la squadra si classificò al quarto posto dietro a Pisa, Empoli e Pistoiese. Capito che squadre c’erano in Serie D?
Le grandi soddisfazioni vissute al Dina Delle Piane, con la vittoria sul Pisa per 3-2, sull’Empoli per 2-1 e lo spettacolare pareggio per 3-3 con la Pistoiese. Spettacolare fu il richiamo di Meucci al portiere Giunti per il calo di concentrazione finale, con i bianconeri in vantaggio sul Pisa per 3-0. Al termine, la valorizzazione dei giovani diventò terreno di conquista per le squadre di Serie A e ripianò le casse bianconere. Cesare Meucci tornerà poi a Massa per la storica promozione in Serie B del 1970.
Ed ora, con questa nuova caduta, cosa succederà? Il presidente Antonio Gerini si è preso qualche giorno di tempo per prendere una decisione definitiva, ma sembra, anzi è, deciso a mollare tutto. Tutti i suoi sacrifici economici e di lavoro gli hanno portato solo delusioni. Poi bisognerà ricominciare da zero, ma servirà prima di tutto uno stadio almeno agibile, perché non crediamo che i mille spettatori di ieri… E poi, qualche possibile acquirente arrivato nella scorsa stagione, appena visto l’esterno dell’impianto, si è rigirato sui tacchi.
Aldo Antola
