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Non è la retrocessione di una squadra. È la liquefazione, malinconica, di un libro di storia. Pagine ingiallite e gloriosa che volano via, laggiù, nel burrone del calcio dimenticato, quello dei paesini, pane durissimo da mangiare per chi ha assaggiato anche il caviale.
70 anni. Un’era geologica. L’ultima volta che la Massese si era inabissata in Promozione, un girone dantesco, sesto livello del calcio italiano, era il 1956.
Gli anni della lenta e faticosa ricostruzione, dell’Italia che si rialzava. La tv c’era in un salotto su cinque. Il calcio era pane e salame, campi di terra e ghiaia. Adesso, anno Domini 2026, la Massese è tornata laggiù, all’inferno. 70 anni di vittorie e sconfitte, di miracoli e beffe. Di derby all’arma bianca, con quella maglia a strisce bianconere regalate dalla Juventus, nel 1946. Capitoli vergati da nomi eccellenti della panchina, Mazzetti, Viciani, Orrico, Baldini, Andreazzoli, da ragazzi massesi che sono arrivati sul tetto del mondo, Evani, Mussi, Battistini da Luciano Chiarugi, Murgita, Dante Bertoneri e tantissimi altri. Una storia di passione rovente, per i massesi che nel loro DNA hanno l’attaccamento a quei colori, a quella divisa, stretti tra nemici eterni, Carrara, Spezia, Viareggio e nuovi rivali, Livorno, Pisa, Lucca.
La Massese ha navigato nelle limacciose acque della D, ma ha confezionato anche grandissime stagioni tra C1 e C2. Fino al paradiso della B, fugace apparizione del 1970-71, purtroppo solo una veloce capatina nell’attico del football.
Poi la storia recente, sempre più strappacuore. I soldi che non ci sono, lo stadio da rifare, gli errori, la malasorte. La crisi che si avvita su se stessa. Fino a ieri, fino alla resa, alla liquefazione di un bel romanzo. Ripartirà, la Massese, dal calcio dei paesini, delle frazioni. Dovrà farlo con umiltà, ma senza dimenticare chi è, e da dove viene. Perché anche dopo la notte più scura arriva l’alba. E che sia bianconera.
