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La coincidenza non si può ignorare, il paragone è inevitabile. Nelle stesse ore in cui, a Roma, Giorgia Meloni “dimetteva” la ministra del Turismo Daniela Santanchè, a Carrara la sindaca Serena Arrighi scriveva l’atto con cui silurava l’assessora al Turismo Lara Benfatto. Le analogie, in verità si fermano qui – Lara Benfatto non è indagata né rinviata a giudizio (e ci perdoni questo accostamento con la Pitonessa), e la Arrighi non ha perso alcun referendum – ma la suggestione dell’accostamento rimane.
Perchè la Benfatto, come la Santanchè, è stata prima difesa e poi “licenziata”, perché il rimpasto viene deciso quando manca un anno o poco più alle elezioni (nazionali e comunali), perchè tutta l’operazione ha il sapore di un “rattoppo” di tessuti che si stanno strappando.
Comunque è andata. Nonostante le rassicurazioni di qualificate fonti (“tutte chiacchiere, la Benfatto resta al suo posto”), nonostante le finte smentite della prima cittadina, il rimpasto è partito. La sindaca Arrighi ha motivato la sua decisione di ritirare le deleghe alla sua assessora in modo perlomeno poco elegante. Ha scritto, in sostanza, nella delibera di revoca dell’incarico: l’assessorato al Turismo dovrà occuparsi dei progetti connessi all’articolo 21 (gli industriali del marmo fanno opere pubbliche e in cambio ottengono un allungamento delle concessioni) e per fare questo “serviranno differenti capacità ed esperienze relazionali”. E, siccome Benfatto evidentemente queste doti non le ha, allora va sostituita. Qualcuno (come Alessandra Poggi su La Nazione) ha fatto notare una cosa che fino a ieri pareva pacifica. Cioè che dell’articolo 21 già si occupano l’assessore all’Urbanistica Moreno Lorenzini e la stessa sindaca Arrighi (che ha le deleghe al Marmo). Appare quindi un po’ anomalo che, a un anno dalla fine del mandato, la prima cittadina decida che di questi temi debba occuparsi anche l’assessore al Turismo. Insomma, la motivazione appare una specie di scusa, un pretesto (della serie: “non sapevo cosa dire e mi sono inventata questo”).
Le vere ragioni del siluramento stanno invece altrove. Vanno ricercate nel pressing del Pd per avere in giunta un esponente “di peso”, uno in grado di rispondere alla sindaca, di contrastarla se è il caso, facendo valere il suo ruolo di riferimento del partito. Una specie di commissariamento, in pratica. E la persona scelta per questo ruolo è Gian Maria Nardi, già capogruppo del Pd in consiglio comunale e appena nominato assessore al posto della Benfatto.
In altre parole il partito democratico ha rinverdito una gloriosa tradizione (inaugurata ai tempi della Emilia Fazzi Contigli): quella di “esprimere” un sindaco e poi di affossarlo a cominciare dal giorno dopo della sua elezione. Cosa che sta in una certa misura succedendo anche per la Arrighi. Alla quale è stato detto dai capi bastone del partito: se vuoi essere ricandidata, è bene che tu ti metta in riga, il nostro appoggio è condizionato. Nardi sarà lì a garanzia che tu risponda alle indicazioni del partito. La sindaca, piuttosto isolata all’interno del partito, ha dovuto accettare l’operazione assumendo una posizione “remissiva”: se volete, fatelo, io non mi oppongo, ma neanche appoggio. Le varie anime Dem si sono debitamente scannate su questa ipotesi, alla fine ha vinto la linea del segretario e rimpasto è stato.
Adesso si apre una nuova fase: la giunta con il nuovo assetto post Benfatto dovrà arrivare al prossimo anno e in questo anno Arrighi dovrà “guadagnarsi” la ricandidatura. Cosa non scontata, nonostante il rimpasto, visto che casa dem ha fatto circolare più volte toto-nomi sul futuro sindaco, con in testa sempre il nome di Enrico Isoppi.
Qualcuno pensa invece che la nomination di GianMaria Nardi sia funzionale a una sua candidatura nel 2027 (in sostituzione della Arrighi, appunto). Improbabile secondo noi. Per due ragioni.
La prima: un papabile candidato sindaco non sale su un carro che dovrà giudicare perdente.
Secondo: già nel lontano 2007 Nardi (che a quei tempi era segretario provinciale dei Ds) venne proposto come sindaco. Si candidò alle primarie, sostenuto da uno schieramento fortissimo, Ds, Margherita, Rifondazione comunista. Suo contendente era Angelo Zubbani, sostenuto dal solo Sdi. Vinse Zubbani.