
Nutrie, Ibis & C: l’invasione degli alieni. Un safari tra i “nuovi” animali
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“Lupi attaccano un allevamento di emù in via Melaro, almeno due esemplari sbranati”. “Cigni nuotano fra i bagnanti a Marina”. Emù nel Candia? Lupi alle porte di Massa? Cigni in spiaggia? Deve essere successo qualcosa. Sì, è successo che in questi anni è cambiata la fauna “cittadina”, e sono mutati i rapporti fra uomini e animali, in modo evidente, anche se la gente non ci fa caso.

Un safari urbano pieno di sorprese
E allora proviamoci noi a farci caso, e prepariamoci a un piccolo safari urbano. Un safari in cui potrete incontrare piccioni che zampettano spavaldi dentro bar e negozi, provare il brivido di essere fissati dall’occhio gelido di un gabbiano appollaiato. E magari vederlo planare e strappare via il panino dalle mani i qualche bambino. Alzando gli occhi, non sarà difficile riuscire a seguire un cruento duello aereo fra corvi e piccioni. In diverse zone di Carrara e di Massa, poi, potrete assistere al rituale attraversamento dei fili della luce o delle strade da parte del Rattus norvegicus, cioè del topo di fogna, specie temuta anche dai gatti più coraggiosi.
Sull’asfalto e sui marciapiedi, sarà facile imbattersi in tracce organiche di cani di ogni taglia. Un fenomeno “misterioso”, questo: i cani randagi sono oggi pressochè scomparsi; ma le cacche per strada sono ancora tantissime. Un tema attorno a cui dibattono da tempo naturalisti e zoologi di ogni dove.

Fra castorini e tartarughe “buttate via”
Ma il bello lo troverete appena fuori dal perimetro urbano. Una passeggiata lungo i canali e i fossi delle periferie, da Montignoso alla piana del Magra, riserva singolari scoperte. Ogni corso d’acqua che si rispetti ha le sue famiglie di nutrie, che nuotano, prendono il sole e scavano tane profonde che abbattono gli argini. Le nutrie altro non sono che “castorini”, roditori che un tempo venivano allevati, poi scuoiati e trasformati in pellicce. Oggi le pellicce sono sintetiche, gli allevamenti sono stati smantellati e i castorini/nutrie abbandonati hanno colonizzato i campi, anche perché non hanno trovato predatori naturali in grado di frenarne la diffusione. Nei fossi, nei canali di irrigazione, dividono gli spazi con germani, anatre, folaghe. E con gruppi di tartarughe esotiche, comprate in qualche fiera e poi gettate via una volta cresciute troppo o semplicemente perché non piacevano più. Animali di grande voracità, le tartarughe sono sopravvissute e si sono moltiplicate, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di anfibi, pesci, insetti acquatici.
C’è sempre la mano dell’uomo, anche per le mini-lepri
Sono, le nutrie e le tartarughe, specie aliene e invasive. Ossia, animali provenienti da un altro mondo e che hanno trovato nel nuovo ambiente le condizioni per insediarsi e riprodursi. A danno dell’habitat delle altre specie. Come i gamberi killer che si impigliano anche nelle reti dei pescatori di Marina. O come i cinghiali: quelli che hanno invaso i boschi apuani sono stati portati qui dai Balcani, sono una varietà più prolifica e quindi più appetita dai cacciatori. Aliene (o allogene) sono anche le mini-lepri, quei simpatici coniglietti che potrebbero essere appena usciti da un cartone della Disney che spuntano timidi dai cespugli della Tenuta di Marinella e fuggono al minimo rumore: originarie dell’America settentrionale, vennero introdotte in Italia negli anni Settanta come specie cacciabile.
Sì, c’è sempre l’agire dell’uomo dietro queste novità faunistiche. Il suo intervento è a volte diretto, come nel caso delle nutrie, delle tartarughe o dei cinghiali, specie introdotte direttamente e sconsideratamente negli habitat locali. In altri casi, invece, il fattore antropico è indiretto e si chiama cambiamento climatico. La presenza sempre più numerosa degli aironi, sia l’airone bianco sia il cinerino, ne è l’esempio principale. Si tratta di specie una volta rare e stagionali da queste parti, ma oggi divenute stanziali, grazie anche a inverni sempre meno freddi. Gli aironi sono visibili anche sulle sponde del Lavello, un tempo considerato uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Italia. Nella piana del Magra, poi, sono stati avvistati Ibis sacri, quelli con il becco nero ricurvo, e c’è chi giura di avere visto cicogne posarsi su tetti di case abbandonate.

Tra il febbraio e il luglio 2025, l’Arpal (Agenzia per l’Ambiente della Regione Liguria) ha condotto uno studio sulla biodiversità nella piana di Marinella. Con risultati sorprendenti: il monitoraggio ha documentato la presenza di 44 specie animali. Le più diffuse sono risultate volpe, merlo, mini lepre e gallinella d’acqua, seguite da cinghiale, tasso e pettirosso. Sono stati inoltre osservati lupo, martin pescatore, falco smeriglio e picchio rosso maggiore; oltre all’istrice, in espansione, e alla nutria. Il monitoraggio nelle acque ha rilevato inoltre 28 specie di pesci e 3 di anfibi, tra cui cinque tutelate dalla Direttiva habitat come specie in pericolo, come l’anguilla e il cavedano etrusco. E ha confermato la presenza di specie alloctone, introdotte in un ambiente al di fuori della loro area di distribuzione naturale. Alcune, come il pesce gatto e il persico trota possono, spiega l’Arpal, predare o competere con la fauna autoctona e alterare gli equilibri ecologici locali. In tutto fanno 75 specie diverse.
Insomma, nello zoo del nuovo millennio “non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni”.











