“Riportami a casa Franco”. Una promessa rimasta sott’acqua da 34 anni

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Massa – Graziella ha giurato a mamma e papà che ce l’avrebbe fatta. Ma il campo 25 del Mirteto è allagato. E con lui, da 34 anni, è allagato anche il dolore di una famiglia.
Si chiamava Franco Fabiani. Aveva 24 anni.  34 anni fa un incidente gli ha strappato la vita. Da allora a sua madre e a suo padre gli è rimasta solo una cosa tra le mani: il ricordo. E una frase detta piano, vicino alla bara: “lo riporteremo a casa”.

Franco è stato messo nel campo 25 del cimitero del Mirteto. Nessuno immaginava che quella terra sarebbe diventata una prigione. Gli anni sono passati. I genitori sono invecchiati con quella promessa nel petto. Quando anche loro se ne sono andati, quel peso è sceso sulle spalle di Graziella, la sorella.

“L’ho promesso ai miei genitori -dice con la voce che si spezza- hanno sofferto tutta la vita per la morte di mio fratello giovanissimo. Perché non possono esumarlo?”

Graziella è andata in Comune. Ha spiegato, ha chiesto, ha supplicato. Vuole solo cremarlo. Vuole solo tenerlo vicino, a casa. Dove una famiglia tiene le persone che ama. La risposta è stata tecnica, fredda: “non si può. Il campo 25 ha problemi idraulici. È allagato”. “Capisco i problemi idraulici, ma credo che un modo esista e questo muro non lo comprendo”*.

Un muro. Perché di questo si tratta. Un muro d’acqua, di carte, di “non si può”. E dall’altra parte c’è un ragazzo di 24 anni che aspetta da 34 anni. Intanto il Mirteto va avanti così. Erbacce che coprono i nomi. Transenne che dividono i campi. Infiltrazioni che scendono sulle lapidi. Acqua dove dovrebbero esserci fiori.

Non è solo la storia di Franco. È la storia di tutte le famiglie che entrano lì e abbassano lo sguardo. Che chiedono rispetto per il loro dolore e soprattutto per i loro morti.

“La situazione del campo 25 e dell’intero cimitero di Mirteto non può essere sottovalutata”, dice Graziella. Non è una polemica. È una figlia che parla a nome di un padre e di una madre che non ci sono più.

La domanda ora va dritta all’assessore Roberto Acerbo:  cosa deve fare questa donna per poter riportare suo fratello a casa? Quale legge, quale ufficio, quale uomo può dire che una promessa vale più di un allagamento?I cittadini massesi lo chiedono insieme a lei.  Perché un cimitero non può essere un luogo dimenticato.  Perché 34 anni sono troppi per tenere un figlio lontano.

Franco, deve tornare a casa. Sono troppi anni che aspetta.

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Rossana Lazzini
Articoli: 97

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