
L’arte dimenticata della Padula: una storia carrarese
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Il cagnolino alza la zampa e fa pipì sul marmo. Il padrone lo guarda dalla panchina, senza batter ciglio. Sono inconsapevoli, il cane e l’uomo (il primo più comprensibilmente), di averla fatta su un’opera d’arte. Succede alla Padula, l’opera irrorata consiste in un cumulo di pezzi informi di marmo (che dialoga con un busto affacciato a una finestra di villa Fabbricotti). E’ di Mario Merz, padre della cosiddetta “arte povera”, un artista le cui opere sono esposte nei più importanti musei di arte contemporanea del mondo; alcune delle sue installazioni sono valutate milioni di euro.
Il cane fa pipì sul capolavoro di marmo: è l’emblema del parco
La scena del cane che fa i suoi bisogni sul capolavoro dell’arte contemporanea racconta molto del Parco della Padula e dei suoi “tesori”: racconta di come una clamorosa collezione di opere all’aperto, realizzata per la XI edizione della Biennale internazionale di scultura del 2002, sia rimasta, per più di vent’anni ( e lo sia tuttora), sconosciuta al grande pubblico e anche a buona parte degli addetti ai lavori.
Finlay ha realizzato qui la sua opera più importante. Ma nessuno lo ricorda
Eppure, si tratta di installazioni firmate da scultori celebrati in tutto il mondo, opere che qualsiasi museo di arte contemporanea vorrebbe avere. Tanto per dire: lo scozzese Ian Hamilton Finlay, uno che opere esposte alla Tate Gallery di New York e al British Museum ha dichiarato di aver realizzato a Carrara, con “Dedicato a Jean Jacques Rousseau”, la sua opera più importante. Eppure, fare un giro tra queste opere è divertente, sorprendente, per niente noioso. L’Uovo gigante di Claudio Parmiggiani incastrato fra le rocce fa dire oooh!; le Ballerine (per molti le meduse) di Luigi Mainolfi chiuse nella vecchia voliera della villa Fabbricotti hanno una grazia fiabesca e inquietante; la Nottola di Hegel realizzata da Robert Morris. visibile solo da un foro e accendendo la luce, che pare volerti ghermire, è davvero una cosa inaspettata…

Non sono abbandonate, le opere della Biennale, no: lo scorso anno un lavoro di pulizia e restauro ha dato buoni risultati e le ha rimesse in condizioni accettabili. La Nottola di Morris dentro la casetta ha anche la luce che funziona. Pure il parco è abbastanza ben tenuto, se si esclude la parte bassa della strada di accesso che sale dopo la torretta, dove l’acqua piovana ha scavato una una specie di trincea e reso quasi impercorribile lo stradello. Il problema vero è che quelle opere non sono valorizzate. Anzi, sono proprio ignorate: i visitatori si contano sulle dita della mano, visite guidate non ne esistono, la promozione della collezione è quasi inesistente.
Un parco scollegato dalla città e da White Carrara
In questi giorni in città hanno preso il via White Carrara e Studi Aperti, le piazze e le “botteghe” sono piene di marmi. A qualcuno fosse venuto in mente, che so, di mettere dei cartelli, segnalare nei programmi della manifestazione che “esiste” la Padula. Dire insomma ai visitatori: “Vi sono piaciute e opere esposte in città? bene sappiate che nel parco a meno di un km da qui ce ne sono altre, forse ancora più interessanti”. Macchè. Un servizio bus? Neanche a pensarci.
Così le Ballerine continuano a danzare davanti a nessuno, nessuno accende la lucina nella casa della Nottola di Morris e la casa dei coniugi Poirer resta a riempirsi di erbacce (ed escrementi).
Una Biennale “miracolo” subito dimenticata
Del resto è così da più di vent’anni.
Il museo all’aperto prese forma nel 2002, grazie a una imperscrutabile congiunzione astrale. Diversi i corpi celesti che si allinearono per renderla possibile: in primis il curatore Giuliano Gori e Marilina Ulivi, al tempo assessora alla Cultura, mente, motore e anima della XI Biennale. E poi la dirigente del settore Cultura del Comune Marina Babboni, il suo staff con Paola Pitanti e Sandra Botti, l’allora sindaco Lucio Segnanini (anche se la rassegna venne inaugurata dal suo successore, Giulio Conti). Si riuscì ad allineare anche una spesa importante: 2 miliardi e 600 milioni di lire (circa 1,3 milioni di euro).

Al termine dell’esposizione, però, tutto finito. Dal giorno successivo alla chiusura della Biennale, le opere cominciarono a essere dimenticate, mentre la Padula diventava ogni giorno sempre più “inagibile”. Letteralmente. Il ponte che doveva rendere più facilmente accessibile il parco non venne mai collaudato e mai aperto. Uno spreco di denaro pubblico, quello del ponte, che ancora “grida vendetta”. Il sindaco Segnanini lasciò palazzo civico, e con lui Marilina Ulivi. Vennero il sindaco Giulio Conti e l’assessore alla Cultura Andrea Zanetti e puntarono tutte le carte su un nuovo museo: a San Francesco, dall’altra parte della città, forse a sottolineare la “discontinuità” con la precedente amministrazione. Cioè: dopo che la Padula sembrava diventata il luogo deputato per ospitare l’arte legata al marmo (già la Biennale del 2000 si era svolta nel parco), si decise di cancellare tutto quel percorso.
La villa Fabbricotti venne lasciata senza manutenzione e così le opere, la vegetazione, le strade e i sentieri. Un giorno rubarono la Nottola di Morris, l’amministrazione comunale lo venne a sapere leggendo il Tirreno. Nei decenni successivi, ci sono stati, è vero, il recupero della villa Fabbricotti, trasformata nel museo Carmi, una riqualificazione/manutenzione del verde e degli accessi, la costruzione di una (bella) reception-sala convegni. E anche le installazioni sono state ripulite più volte. Ma una vera valorizzazione dello straordinario museo all’aperto della Padula stiamo ancora aspettandola.
Artisti che hanno lasciato le loro opere
Qui sotto, tanto per rendere l’idea, riportiamo alcuni dei musei e dei luoghi in cui sono esposte opere degli artisti che hanno lavorato per la X Biennale di Carrara
- Opere di Dani Karavan, si trovano: alla Galleria degli Uffizi di Firenze all’Accademia Carrara (che è a Bergamo), Centre Pompidou a Parigi, Musée d’art moderne de la Ville de Céret (sede centrale dell’UNESCO), Museo d’arte di Nagasaki, al Parco delle sculture all’aperto di Sapporo…….Parco della Padula.
- Sculture di Claudio Parmiggiani sono esposte a: Maxxi di Roma, Mart di Rovereto, Centre Pompidou di Parigi, Fondazione Cartier per l’arte contemporanea di Parigi… Parco della Padula
- Opere di Robert Morris: Moma di New York, National Gallery di Washington, Galleria Nazionale d’Arte moderna e Contemporanea Roma… Parco della Padula.
- Mario Merz ha opere esposte a: Museo Peggy Guggenheim Venezia, Centro Arte contemporanea Luigi Pecci, Prato; Museo del Novecento, Milano; Museo d’arte contemporanea Rivoli; Museo nazionale di Capodimonte Napoli…. Parco della Padula
- Sol LeWitt: Daniela gallery, New York; Galerie Bischofberger, Zurigo; Peggy Guggenheim Collection Venezia; Museo di Capodimonte Napoli…. Parco della Padula.
- Ian Hamilton Finlay ha realizzato opere e giardini tar gli altri a: Little Sparta, Scozia, ambasciata inglese a Bonn; Park Guell Barcellona; Kensingtyon Garden Londra… Parco della Padula
- Luigi Mainolfi Museo d’Arte Contemporanea di Sapporo”Ballerine” ,Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna; Galerie Hlavniho Mèsta Prahy, MUseo di Ravensburg… Parco della Padula
- Anne e Patrick Poirer sono autori di opere esposte a: Centre National d’Art Contemporain di Parigi, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, al Museum Ludwig (Aachen, Coblenza, Colonia, Vienna), National galerie di Berlino, Tate Gallery di Londra… Parco della Padula.












