Più marmo estratto a chi protegge l’ambiente. Ma è una norma illogica

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CARRARA(1 luglio 26) La legislazione “creativa” che riguarda le cave – quella che “premia” le imprese se fanno cose che già dovrebbero essere obbligate a fare – si arricchisce di un nuovo capitolo. E’ la delibera della giunta municipale di Carrara del 20 giugno scorso con cui, in sostanza, si dice: le aziende possono aumentare la quantità di marmo estratto dalle cave del 20%. In cambio, devono però realizzare progetti per proteggere l’ambiente e assumere lavoratori. A prima vista, una norma ragionevole. A guardare meglio no.

Perchè è chiaro che il “danno” all’ambiente sulle Apuane sta proprio nell’escavazione del marmo: più marmo tolgo dalla montagna, più “ferisco” quella montagna, più danni collaterali produco. Ovvio. Pensare di fare opera di mitigazione ambientale concedendo alle imprese di scavare di più appare illogico. Sarebbe un po’ come concedere a un fornaio la possibilità di fare più pane, ma a patto che non consumi più farina. Difficile che ci riesca.

Un altro dubbio sorge, poi, quando poi si va a vedere quali azioni dovrebbero fare le aziende del marmo per avere il “premio di produzione”. Queste azioni sono illustrate nel Pabe, ostico acronimo che sta per Piani attuativi dei bacini estrattivi, in pratica il quadro di quel che si può e non si può fare nelle cave. Vediamoli: intervenire sui ravaneti e sui fronti di cava “riducendone l’impatto visivo e migliorando la sicurezza idrogeologica”; migliorare la regimazione delle acque e proteggere le sorgenti dalla marmettola; rimboschimento e rinaturalizzazione delle aree vicine alle cave; recupero delle vecchie strade di arroccamento per trasformarle in percorsi escursionistici o piste ciclabili.

Tutte cose ottime. Ma ci si domanda: la tutela ambientale non era già prevista come condizione preliminare per autorizzare la concessione? Finora le aziende potevano dunque distruggere impunemente il monte senza essere chiamate a un risarcimento/ripristino? E dunque le imprese che non aumenteranno l’escavazione potranno continuare a non fare mitigazione ambientale?

Le contraddizioni di questa norma, la loro illogicità appaiono da questa prospettiva evidenti. E non solo a noi. Legambiente e Cai di Carrara bocciano la delibera e parlano di macroscopiche contraddizione della delibera quando dice che, in cambio dell’incremento, le aziende dovranno realizzare progetti per proteggere e curare l’ambiente: “È chiaro – scrivono le due associazioni – che l’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo; dunque, aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna: altro che proteggerla. Se poi si intende che le aziende dovranno evitare di inquinare le sorgenti e portar via le terre di scavo, questo è già un loro obbligo, non certo un merito che debba essere premiato”. E poi, ridurre le quantità di marmo estratto, ma aumentarne il valore (questo no che non è contraddittorio nonostante l’apparenza) non era un obiettivo condiviso da tutti? Misteri del marmo.

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Claudio Figaia
Articoli: 80

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