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Cosa si muove (se qualcosa si muove) a sinistra? Secondo Enrico Rossi, ex assessore alla Sanità e poi per due volte presidente della Regione Toscana (oggi è, tra l’altro, nel comitato scientifico di Rinascita) ci sono indizi di un processo di cambiamenti profondi negli assetti del centrosinistra. Un fenomeno che porterebbe, in pratica, al 2007, prima della fusione tra Pds e Margherita che diede vita al Pd. In questo articolo, Rossi spiega perchè “vede” questo cambiamento e come esso potrebbe essere “la chiave per tornare a vincere”.
Naturalmente, posso sbagliarmi ma il passaggio di Marianna Madia dal Pd al gruppo di Italia Viva, come indipendente, può essere l’inizio di un fenomeno più vasto.
Un processo politico che potrebbe portare a far nascere un polo riformista, una sorta di “nuova Margherita” autonoma ma solidamente alleata con il PD.
É un’ipotesi seria che può coinvolgere, e forse già interessa, figure come Ernesto Ruffini e sindaci civici del calibro di Beppe Sala e Damiano Tommasi e altri amministratori locali. E un ruolo particolare potrebbe essere svolto anche dalle Comunità Democratica di Del Rio, che sempre più assume la fisionomia di qualcosa di più della solita corrente interna al PD.
Questo processo politico può, a mio avviso, essere la chiave per tornare a vincere, ponendo fine alle ambiguità del PD.
Dalla sua fondazione nel 2007, il Partito Democratico, nel tentativo di tenere insieme anime ideologicamente distanti, ha spesso prodotto una linea politica scialba, costretta a mediazioni estenuanti.
Se l’area moderata, liberal-democratica e cattolico-democratica costruisse una sua casa autonoma e strutturata, la segreteria di Elly Schlein avrebbe finalmente lo spazio politico per esprimere una linea coerentemente di sinistra. Senza il freno delle correnti interne, il PD potrebbe parlare con voce più chiara di diritti sociali, lavoro, precarietà e redistribuzione, recuperando credibilità in quei settori popolari che ancora oggi si rifugiano nell’astensione.
Senza il freno delle correnti interne, il PD potrebbe parlare con voce più chiara di diritti sociali, lavoro, precarietà e redistribuzione.
Dall’altro lato, esiste un elettorato che non si riconosce nel sovranismo della destra ma che fatica ad aderire a una piattaforma di sinistra.
Rafforzare il centro della coalizione potrebbe quindi non indebolire il PD e la coalizione ma presidiare un’area decisiva per la vittoria. Infatti, senza un approdo per questi elettori di centro, il rischio è che il “campo largo” non possa pienamente dispiegarsi e che somigli ad una somma aritmetica, incapace di esprimere le diverse anime politiche che devono comporlo.
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Il modello che sembra profilarsi, dunque, non è quello della convivenza forzata nel PD, ma quello di un nuovo Ulivo.
Il modello che sembra profilarsi, dunque, non è quello della convivenza forzata nel PD, ma quello di un nuovo Ulivo. Un’alleanza dove le identità sono distinte e per questo più forti.La mossa di Madia e il lavoro di Delrio con “Comunità Democratica” (che si riunirà a Roma il 16 maggio con Romano Prodi) sembrano puntare a questo: costruire un pezzo di centrosinistra che oggi manca. L’ipotesi è che in questa area vi siano due motori distinti e ben sintonizzati -uno marcatamente di sinistra e l’altro di centro, riformista e civico- per offrire un’alternativa credibile e forte a questo governo di destra allargando il consenso.
Il bipolarismo non è finito nelle urne -gli elettori scelgono ancora tra due blocchi- ma non è più riducibile a quel bipartitismo per il quale era sostanzialmente nato il PD, con la pretesa di avere da solo una vocazione maggioritaria.
La destra ha capito per prima che il bipolarismo del futuro non è tra due grandi partiti (modello USA), ma tra due grandi coalizioni.
Ora anche nel PD potrebbe essere giunto il tempo di capire che due partiti che si parlano e si alleano e che condividono un progetto di governo, sono preferibili ad un unico partito che passa il tempo a combattersi al proprio interno.
La destra ha capito per prima che il bipolarismo del futuro non è tra due grandi partiti, ma tra due grandi coalizioni.
Ovviamente nel campo largo resterebbero fondamentali altre due forze politiche come Alleanza Verdi e Sinistra e Il M5stelle, che con le loro proposte e le loro indentità già parlano a settori consistenti dell’elettorato del centrosinistra.