Scene di lotta di classe a Prato: un caso emblematico

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L’azienda annuncia la chiusura, i lavoratori protestano con un presidio davanti ai cancelli. L’azienda (la Acca Srl, a processo per caporalato e sotto inchiesta per una frode di 71 milioni di euro) chiama la polizia. I lavoratori, che sono aderenti al sindacato Sudd Cobas, non mollano, il picchetto non si muove. E la Polizia che fa? Carica i manifestanti, sgombera il presidio, trascina via di peso gli operai e li porta in questura.

“Oggi ha vinto lo Stato, ha vinto la legalità e il diritto”, hanno commentato i legali della ditta.
“Ci hanno trattati come criminali mentre lottiamo contro la mafia, lo sfruttamento e l’illegalità. Lo Stato ha deciso di essere forte con i deboli e debole con i forti”, hanno replicato i sindacalisti.
Un episodio di lotta di classe che sembra arrivare dai primi del Novecento, se ci pensate: da una parte i “padroni” e i loro avvocati che si richiamano alla legge, alla “giustizia borghese” e invocano l’uso dei manganelli. Dall’altra, gli sfruttati che lottano per una giustizia “sostanziale”(proletaria?) difendendo il loro posto di lavoro, i loro diritti. Con qualche differenza, però: i padroni, qui, sono cinesi, i manifestanti sono italiani. E gli imprenditori cinesi, durante una precedente protesta, non avevano neanche chiamato la polizia: avevano aggredito loro con mazze e bastoni i sindacalisti del presidio.

Succede vicino a Prato, nel distretto manifatturiero del “pronto moda”. Sarebbe potuto accadere in altre parti d’Italia, ed è un altro segnale di dove sta andando il nostro paese.

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Claudio Figaia
Articoli: 80

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