
Ascanio Celestini “ridotto” a comico: quando vince la sciatteria
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CARRARA . Due assessori, al Turismo e alla Cultura. Lui Gianmaria Nardi, lei Gea Dazzi. Una conferenza stampa di inizio estate, che annuncia il calendario degli eventi di una stagione che sta per entrare nel vivo. E un comunicato stampa, ripreso pari pari (sic) da quasi tutti i media locali, che, in un passaggio cita: “Ad Avenza…. tornerà la rassegna ‘Parole in libertà sotto la torre’. Nel giardino di Casa Pellini in programma tre spettacoli gratuiti di tre grandi comici italiani: Lella Costa il 31 agosto, Gene Gnocchi il 3 ed Ascanio Celestini il 5 settembre”.
Ascanio Celestini “un grande comico italiano”? Sì, lo hanno chiamato proprio così. Lui, regista, scrittore, abile affabulatore che ha aperto con le parole gli scenari di manicomi, con “La pecora nera: elogio funebre del manicomio elettrico”, nato dall’esperienza di tre anni di lavoro di ricerca sul campo. L’uomo che ha debuttato con lo spettacolo teatrale “Appunti per un film sulla lotta di classe”, nato da interviste ai precari di un call-center romano a cui farà seguito il testo “Lotta di classe” (Premio Volponi nel 2009 per la letteratura di impegno civile). Un comico.
I carrarini, almeno molti, hanno avuto modo di conoscerlo grazie all’allora direttrice del teatro Animosi, Marina Babboni: fu lei, nelle vesti di direttrice dell’Apt a portarlo a Bagnone, per una suggestiva, forte, vera e intensa ricostruzione dei rastrellamenti fascisti.
Tutto questo buttato là in una parola: “comico”. Una parola sbagliata, perché Ascanio Celestini non è un comico. Ma, forse gli assessori, l’autore della conferenza stampa, chi ha pubblicato il testo incriminato avrà detto: “Vabbè, ma chi se ne accorge”. O, peggio: ”Ma chi cazzo lo conosce ‘sto Celestini”.
Una sciatteria. Da poco? Eh no. Perché nonostante la fretta, i tempi, i ritmi frenetici bisognerebbe pensarci prima di derubricare Ascanio Celestini alla stregua di Andrea Pucci o Enrico Brignano.
Perché la sciatteria nelle piccole cose spesso è la spia di un’altra, più pericolosa, nelle cose grandi.
E forse, nelle redazioni, bisognerebbe anche pensare un attimo prima di pubblicare identici copia e incolla. Le famose veline, che famose non sono più visto che non esiste più nemmeno Striscia la notizia.










